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Blog, NEWS, People

A qualche giorno dalla morte di Anna Piaggi, storica contributor di Vogue italia, mirabile giornalista di moda, musa di grandi stilisti e anticipatrice di tendenze, anche noi di DModa vogliamo ricordarla, tra le centinaia di testimonianze, di saluti, che in questi giorni hanno invaso la rete. Una tempesta di foto e parole ha inondato i social, ognuno – a modo suo – l’ha salutata con una foto, una dedica, una parola di stima ed elogio. E’ sempre strano quando un personaggio scompare, eccentrico od ordinario che esso sia, vedere una community intera (quella del popolo moda della rete) riconcorrersi l’un l’altro per partecipare al cordoglio della scomparsa. Così è stato per Zelda Kaplan, altra icone di stile, presenza fissa nei front-row delle sfilate, così per Francesco Cominelli,geniale fashion editor di Vogue scomparso prematuramente ad ottobre dello scorso anno. keep reading

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NEWS

Si spegne per cause naturali, forse un embolo, il giovane fashion editor di Vogue Paris, Francesco Cominelli, che era stato rinvenuto privo di vita nella sua abitazione parigina giovedì scorso. Il medico legale di non ha ritenuto necessario effettuare l’autopsia. La Famiglia, da giovedì a Parigi, aspetta il nulla osta dalle autorità per riportare il corpo in italia e celebrare i funerali  a Mompiano, nella chiesa di San Gaudenzio in via Lama. keep reading

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Blog, NEWS, People

Francesco Cominelli, noto Fashion Editor di Vogue Hommes International e icona di stile a soli 29 anni, è stato rinvenuto privo di vita nella sua abitazione a Parigi. Ancora incerte le cause del decesso, oggi  l’autopsia sul corpo, rinvenuto nel letto, sul quale non è stato trovato nessun segno di violenza nè indizi visibili. Sembra la morte abbia colto il giovane creativo mentre dormiva. keep reading

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Blog, Talents

Abbiamo intervistato per voi Angelos Bratis, 33 anni, vincitore della settima edizione di Who’s on next?. In una piacevole conversazione, Angelos racconta da dove nasce il suo amore per la moda e come lo ha reso una realtà.

Cosa significa per te aver vinto Who’s on next? ?

La vittoria rappresenta la conferma del tuo talento, ti dà la forza di continuare a lavorare e fare ancora meglio. Come creativo, in un mercato così competitivo, è una fortuna avere una giuria di tale livello, composta da nomi importantissimi nel campo della moda, da giornalisti come Suzy Menkes dell’“Herald Tribune” e Mark Holgate di “Vogue”, oppure rappresentanti di magazzini importanti come Harvey Nichols o Saks Fifth Avenue. Ad essere sincero, anche avere l’attenzione della stampa in questo momento è bellissimo; io mi sono sentito molto fortunato ad aver incontrato queste persone a cui presentare il mio lavoro.

Come cambierà la tua carriera?

Ci sono moltissime possibilità, moltissime porte che si aprono. Pian piano si vedrà, a Milano, come evolveranno le cose. Da subito dopo la vittoria, la mia casella e-mail è intasata e il telefono non smette di squillare, è indescrivibile.

Nel motivare la tua vittoria, i giudici hanno sottolineato l’importanza del drappeggio: “per lo stile personale del drappeggio tridimensionale e artigianale reinterpretato in chiave moderna, una visione contemporanea del proprio heritage”.

Sì, ho vinto per questo. È una cosa legata al mio Paese. Le mie collezioni e il mio modo di lavorare si ispirano al peplo dell’antica Grecia: evito di fare tante cuciture in modo da creare abiti che, se possibile, escono fuori da un solo pezzo di tessuto.

Quindi c’è un forte legame tra la tua identità culturale e il tuo modo di creare.

Sì, tuttavia non uso il plissé del trapezio classico, ma lo reinterpreto in modo molto moderno, in chiave geometrica. Non disegno, ma creo subito con il tessuto sul manichino. È una moda a 360°, i miei abiti sono diversi davanti e dietro ma c’è una continuità; nella mia collezione quasi nessun capo ha cuciture ai fianchi, per esempio. Gli antichi greci dicevano che solo i barbari possono utilizzare male un tessuto che viene dalla terra, dato che utilizzavano solo lino e cotone. Io uso solo tessuti naturali, seta, cotone grezzo, lane finissime. C’è l’idea, insomma, che solo i barbari facciano tante cuciture, e a me piace seguirla.

È stato difficile scegliere di seguire la propria vocazione artistica?

No, la mia scelta è stata chiarissima sin da bambino. Quando avevo 8 anni ho detto “io diventerò uno stilista di moda, punto.” e non ho mai cambiato idea. Sono una persona molto decisa.

Qual è stato il primo approccio alla moda?

Grazie a mia madre, che è sarta. Riceveva i clienti a casa e loro chiedevano sempre la mia opinione, nonostante avessi solo 10 anni, e la seguivano. Avevo un occhio molto attento, fin da piccolo. Leggevo tutti i giornali, ricordo ancora la mia prima copia di “Vogue Italia”, comprata quando avevo 13 anni: dovetti prendere un autobus, perché vivevo fuori Atene, e fare un’ora di viaggio da solo per comprare le riviste di moda. Comprai “Vogue Italia”, conservo ancora quella copia, in copertina c’erano le grandi modelle degli anni ’90, Linda Evangelista e le altre. Comprai anche “The Face”, sono sempre stato un grande appassionato. Se me lo chiedessero, potrei dire tranquillamente a quale pagina di quale giornale si trova una determinata cosa.

Qual è il tuo iter creativo, come porti le tue idee sulla stoffa, c’è un processo particolare?

Non c’è un processo, cambia ogni volta. Io non disegno, a meno che non abbia paura di farmi sfuggire un’idea. Normalmente faccio il cartamodello sul manichino, partendo da un’idea che può scaturire da una situazione, da un motivo geometrico, oppure perché ho un momento di pausa e mi diverto a drappeggiare, come hobby. Da lì creo il cartamodello, quando sono soddisfatto della forma, scelgo la stoffa e faccio un disegno tecnico per mandarlo alla fabbrica insieme al cartamodello, perché sia reso alla perfezione.

Le tue creazioni sono prodotte in Italia?

Sì.

Il settore moda nell’economia italiana è un settore trainante, tuttavia un rapporto di Femca Cisl Lombardia del 2011 parla di circa 500 piccole e medie imprese di settore in crisi. Un altro ostacolo per uno stilista emergente?

Avendo una piccola produzione non ho riscontrato questi problemi. Questo è un momento di crisi generale, e ovviamente tocca anche l’Italia. Ho lasciato Atene perché lì non avevo opportunità e sono venuto qui sapendo che comunque l’Italia non sarebbe stata risparmiata. Ma se sei negli Stati Uniti, per esempio, quando si comprano delle scarpe, la prima cosa che si chiede è se sia “made in Italy”. Il made in Italy funziona sempre, in tutto il mondo, però dev’essere frutto dell’unione di qualità e design. Questo ci si aspetta dagli Italiani. Io sono venuto qui perché il mio marchio acquisisse maggior valore. Ho lavorato anche in Cina e sono bravissimi, sono in grado di produrre capi di ottima qualità, anche migliori di molti italiani. Ma la loro immagine, la loro reputazione, non si accorda con l’idea di qualità, il cliente vuole una garanzia proprio su questo, e l’Italia ce l’ha, perché ha una manodopera meravigliosa. Ovviamente questo non vuol dire che tutte le aziende sono in grado di produrre capi di qualità, esiste anche il pronto moda, ma l’Italia non può competere con la Cina sul prezzo. Allora si deve puntare sulla qualità e nessuno potrà competere con te. Non penso che Parigi soffra di questi problemi, anzi, migliora ogni anno.

Dunque la qualità è la risposta ai prezzi cinesi?

Qualità e design. Esistono tanti marchi che hanno un’ottima qualità ma mancano di design. Il prodotto dev’essere al passo con i tempi, nessuno vuole una cosa vecchia. La moda dev’essere in costante evoluzione, perché non nasce dal bisogno di vestire. Abbiamo il guardaroba pieno di abiti ma continuiamo a comprare moda perché ci fa sentire bene, è bellissimo, quando vesti un capo alla moda ti senti sicuro, nuovo.

Qual è il momento più bello nel tuo lavoro?

Io amo tutto del mio lavoro, adoro cucire, adoro fare i cartamodelli, vedere come dalle mie mani possa crearsi qualcosa di bello. Solitamente le creazioni migliori sono quelle che nascono senza sforzo, naturalmente, oppure magari da un errore che ti fa scoprire qualcosa a cui non avevi pensato. E poi amo quando una donna indossa per la prima volta un abito nuovo.

Hai studiato al Fashion Institute di Arnhem, hai collaborato con lo IED di Roma e insegnato ad Atene. Quanto è importante la formazione accademica per un aspirante stilista?

Tantissimo. Il mondo della moda è molto competitivo, i migliori escono dalle top school come il St. Martins. Certo, poi magari ogni 5 anni arriva l’autodidatta, ma la scuola è fondamentale, ti prepara: un giovane deve capire che non può competere con Armani o Prada. E poi devo essere sincero, la mia scuola mi ha insegnato la tecnica, le basi, ma, come dico sempre ai miei studenti, è bello essere giovani e pensare che le cose saranno facili, tuttavia non è così. Devi essere tecnicamente pronto ad affrontare qualsiasi problema, se non si conosce la tecnica non si può creare nessuna bella idea. Tutti abbiamo belle idee, l’importante è farle diventare realtà. Una bella idea può essere condivisa da tantissimi stilisti, il che spesso succede perché leggiamo gli stessi giornali, o perché magari siamo andati tutti alla mostra di Yves Saint Laurent a Parigi, e ovviamente l’ispirazione arriva. Ma cosa ci fai con questa ispirazione, e come la realizzi in modo attuale e coerente con il tuo percorso? Devi farla tua, è importante che non sia una copia.

Prossimi progetti?

Il 22 settembre a Milano Franca Sozzani inaugurerà la mostra a Palazzo Morando per la settimana della moda, noi abbiamo il nostro show-room, sarà una cosa molto importante, ci focalizzeremo sulla vendita della collezione e vedremo se ci sarà una conferma del giudizio espresso dalla giuria di Who’s on next?.

di Federica Italiano

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Blog, Life, People

Ci vuole una gran dose di coraggio per puntare il dito contro le mistificazioni e gridare, davanti a una folla di compiacenti lacchè e simpatizzati acritici (forse, i più pericolosi) “Il re è nudo!”. In realtà, il solo coraggio non è sufficiente. Bisogna avere un gran senso della realtà, bisogna saper distinguere la forma dalla sostanza o il fatto dalla storia che se ne racconta. Sapeva farlo la bambina nella favola “I vestiti nuovi dell’Imperatore” e sa farlo aleXsandro Palombo, designer ed illustratore italiano iniziatore di Humor Chic,  blog che racconta e mostra la moda in maniera dissacrante e, inevitabilmente, divertente.

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Blog, EVENTI, ARTE &CO, People

Fanno e disfano moda a loro piacimento. Dirigono le riviste più influenti del pianeta e hanno ai loro piedi schiere di collaboratori (se non, in alcuni casi, di veri e propri servitori) pronti a soddisfare ogni loro richiesta. Siedono nella front row delle sfilate più prestigiose e osservano le collezioni con olimpica impassibilità, decretandone il successo o il fallimento. keep reading

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Blog, Fashion Show, NEWS

Il 22 settembre si è aperta la settimana della Moda Milanese. Primo appuntamento Piazza Oberdan per la sfilata Gucci.

Tantissime le Celebrity.

Non potevano certo mancare ANNA DELLO RUSSO, Editor At Large and creative consultant for Vogue Japan (foto in alto),

GIOVANNA BATTAGLIA Fashion editor de L’Uomo Vogue (foto in alto), LINDA FARGO (fashion insider), CARINE ROITFELD (direttrice di Vogue Francia) e la nostra FRANCA SOZZANI, Direttrice di Vogue Italia ( foto in basso, in compagnia di BRIAN BOY, fashion blogger molto quotato).

Ingresso su invito, e credo che i lettori di DModa apprezzeranno le foto scattate con i volti più noti del Fashion System.

A fine sfilata riusciamo  a strappare un parere alla direttrice di Vogue Italia sul Gucci Fashion Show definito “COLORATO, GLAMOUR E ANNI ’80 ”. Una sfilata ricca di colori. Viola e verde smeraldo arricchiti di pietre preziose e piume per una donna moderna in versione Safari. Questa è la donna che Frida Giannini ha disegnato per la prossima primavera estate 2011.

Servizio e foto di Giulia Ciccarelli

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