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Puntuale come ogni anno, è tornato l’appuntamento con Altaroma, la settimana della moda capitolina.

Tenutasi dal 25 al 28 gennaio, quest’anno ha visto coinvolti non solo gli spazi del Guido Reni District ma anche il Maxxi – Museo Nazionale delle arti del XXI secolo e La Galleria Nazionale. Inoltre, gallerie d’arte, prestigiosi hotel e i migliori Department Store della città hanno ospitato i numerosi eventi che hanno animato questa edizione.
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Movimento inteso come mutazione, innestata dalla natura stessa, in ognuno di noi. Questo è il focus della collezione Autunno-Inverno 2015-16 di 77DENARI, la linea di collant in edizione limitata presentata lo scorso weekend a Roma presso SENSUMLab, il laboratorio fondato dalle designer Simona Berardi e Carla Armillei. «Ci siamo ispirate al premio Nobel per la fisica 2015, ai concetti di mutazione e incontro-scontro», racconta Simona. E ogni singolo elemento della collezione ne è la conferma.

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Collant gioiello, passando a telaio, divengono un capo assolutamente pregiato, reso unico dall’artigianalità ispirata dalla visione grezza di elementi geometrici propri dell’istinto della Natura. Caratteristica che rende unici i pezzi della collezione è la stampa realizzata mediante serigrafia artigianale. Entrando all’interno di SENSUMLab si ha la piacevole sensazione di conoscere già il luogo, poeticamente suggestivo, e si ha la possibilità di toccare con mano il frutto di un prodotto artigianale direttamente nel luogo in cui viene creato, accompagnati dal racconto delle designer stesse.

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E grazie alla collaborazione di altri artisti la presentazione diviene un vero e proprio percorso artistico che partendo dall’idea giunge all’opera prima. La collezione è accompagnata dalle istallazioni e dalle opere di Diego Labonia, Davide Dormino e Luciana Amapani che hanno supportato il progetto diventando parte integrante del processo creativo.

Silvia Vetere

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La fotografa Nina Baratta, insieme alla scrittrice Lorenza Fruci, dopo un anno di ricerca dedicato ad indagare il rapporto che le donne hanno con la loro femminilità presentano la mostra “LEI ED IO. DIECI STORIE DI VITA, DIECI RITRATTI FOTOGRAFICI, DIECI INTERVISTE E UNA RICERCA DURATA UN ANNO”.

L’appuntamento per il vernissage della mostra è per Giovedì 10 Dicembre 2015 alle ore 18,00 presso l’Associazione AOCF 58 in via Flaminia 58 a Roma, durante il quale si svolgerà una performance/reading che metterà in scena le storie delle donne protagoniste della mostra. Il curatore è Francesco Pontorno.

“Lei ed io” è un progetto nato dall’idea della fotografa Nina Baratta per indagare il rapporto che le donne hanno con la propria femminilità e per capire quanto la percezione del proprio corpo possa essere influenzata dalla società, dalla famiglia, dal lavoro. “Lei” è la femminilità ed “io” è ogni donna e, per rappresentare tutte le sfaccettature di questo rapporto, Nina ha pensato di coinvolgere anche la scrittrice Lorenza Fruci per affiancare ai suoi ritratti “per immagini” anche dei ritratti “a parole”.

Tutte le donne protagoniste di questo progetto sono state invitate a raccontare la loro storia attraverso una chiacchierata conoscitiva, seguita da un’intervista di venti domande uguali per tutte. I singoli incontri con ognuna di loro hanno fornito il materiale per il ritratto a parole di Lorenza Fruci e per ispirare la fotografia di Nina Baratta, scattata in un secondo momento.

Raccoglie l’intera ricerca svolta dalle due autrici del progetto il libro “Lei ed io. Ritratti a parole e immagini della femminilità” edito dalla casa editrice Cultura e dintorni. La mostra sarà visitabile fino al 23 Dicembre 2015.

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5 designer di successo, Thomas Tait, Marco De Vincenzo, Nicholas Kirkwood, MSGM Massimo Giorgetti e Paul Andrew affermatisi anche grazie alla selezione da parte dei più importanti e qualificati concorsi, hanno scelto di supportare e valorizzare altrettanti 5 designer di talento emergenti Carlo Volpi, Maria Sole Cecchi, Fernando Jorge, Martine Rose e Matteo Lamandini.

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Questo è stato 5+5, un esperimento di mentoring che ha confermato la vocazione rivolta al sostegno di giovani creativi, a dimostrazione di quanto il supporto tra nuove generazioni della moda sia utile a favorire un sostegno a designer emergenti da parte di talenti ormai affermati e di successo.

Così, nel percorso della mostra, le creazioni dei designer più avanti della carriera hanno accompagnato idealmente, le collezioni di coloro che hanno scelto. Un allestimento a metà tra una mostra statica e uno show-room evocativo, dove vedere, toccare e studiare l’evoluzione delle idee che si trasferiscono dagli accessori, agli abiti, passando per i gioielli a dimostrazione di quanto la creatività si rigeneri e diventi un circolo virtuoso di proposte per crescere e diventare i designer del domani.

Martina Briotti

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Il Fashion Hub di Altaroma è stato inaugurato da A.I. Artisanal Intelligence, progetto curato da Clara Tosi Pamphili e Alessio de’Navasques, che quest’anno ha raccontato le storie di 100 tra artisti, artigiani e designer che hanno partecipato nelle scorse 10 edizioni, presentandoli come criminali schedati, fotografati e archiviati dopo averli “interrogati”.

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A.I. Creative Crime è stato, infatti, il titolo scelto per la mostra allestita nelle sale del palazzo delle Esposizioni, per fare un fondamentale bilancio sul lavoro fatto, sulla situazione di chi oltre che creare deve essere imprenditore di se stesso. Un lavoro di ricerca importante frutto dell’osservazione di un territorio non solo nazionale. Lo spazio è stato diviso in due, l’archivio antologico con l’allestimento di una selezione dei pezzi più significativi e le schede di tutti i partecipanti nei cinque anni di attività del progetto, e davanti i nuovi designer presentati nell’edizione di quest’anno.

Tra le nuove storie i cappelli scenografici ed ironici di Ilariusss creati da Ilaria Soncini,  l’eleganza, la portabilità e la leggerezza degli abiti di Lieke Pansters, le clutch da uomo ispirate alla cultura pop di Michele Chiocciolini, le camicie di Silvia Bergomi per Naugy, la collezione di gioielli di Luigi Borbone e i tessuti di Pierre-Louis Mascia, illustratore e designer francese.

Martina Briotti

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Grande era l’attesa per l’undicesima edizione di Who is on Next?, il progetto di fashion scouting dedicato ai giovani talenti della moda Made in Italy, ideato e realizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia. Cambio di location – i 5 finalisti hanno sfilato infatti lunedì 13 luglio all’interno del Palazzo delle Esposizioni – ma non di intenti: prosegue infatti il percorso votato alla ricerca di una sempre crescente qualità, premiando l’impegno, la determinazione e le personali capacità espressive.

Lee Wood, designer inglese di L72, è stato premiato da Franca Sozzani, Editor in Chief di Vogue Italia, vincendo nella categoria abbigliamento donna, grazie alla sua ricerca di stile che non ama oltrepassare i limiti. Tra gli altri finalisti Blazè, Luca Sciascia, Giuseppe di Morabito e Miaoran.

Due i vincitori invece nella categoria accessori: Nicolò Beretta, designer di Giannico, per lo shoewear e Lolita Lorenzo di Carol Oyekunle con le sue borse che riprendono l’heritage Africano. Hanno trionfato su una rosa di finalisti composta da Alexander White, Avanblanc, Bams e Catherine De’ Medici 1533.

Martina Briotti
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Quanto è sottile quel filo che separa arte e moda? Cosa succede quando il mondo del fashion incrocia quello dell’arte sul suo cammino? E cosa nasce dalla loro simbiotica liaison?

Questa la chiave di lettura e i punti di domanda da cui parte “Fashion as social energy“, una mostra – in scena nella città meneghina – che si propone di affrontare il rapporto che intercorre tra due forme di energia sociale, capaci insieme di catalizzare desideri, ansie, esigenze, ossessioni e spinte critiche del presente.

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Curata da Anna Detheridge e Gabi Scardi, in collaborazione con Ermenegildo Zegna, nell’ambito di Expo in città, l’esposizione è stata allestita presso Palazzo Morando in via Sant’Andrea 6, nel cuore del quadrilatero della moda milanese.    Aperta al pubblico dal 29 maggio, sarà visitabile fino al 30 agosto dal martedì alla domenica, dalle ore 9 alle 13 e dalle 14 alle 19,30, e il giovedì dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 14 alle 21.

In mostra quattordici artisti internazionali particolarmente sensibili alle trasformazioni in corso nella contemporaneità. Si tratta di Luigi Coppola e Marzia Migliora, Râ di Martino, Mella Jaarsma, Kimsooja, Claudia Losi, Lucy+Jorge Orta, Maria Papadimitriou, Michelangelo Pistoletto, Kate?ina Šedá, Nasan Tur, Otto von Busch, Wurmkos e Bassa Sartoria e Andrea Zittel.

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Tra sculture, video, fotografie e abiti, alcuni dei quali inediti e realizzati appositamente per questa esposizione, lo spettatore capirà come la moda sia capace di raccontare l’esperienza del presente e si faccia attivatrice di energie creative e sociali, quando interpretata dagli artisti.

In una tensione costante tra etica ed estetica, la moda dà vita, infatti, a forze propulsive in grado di scardinare abitudini, minare convenzioni e generare nuove visioni e possibilità. Questo perché l’abito non rappresenta solo la possibilità di un’identificazione individuale e sociale.

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Nelle opere in mostra, l’abito stimola riflessioni su molti fenomeni attuali, quali la mobilità e la migranza, l’ibridazione etnica, la caducità della bellezza, la frammentazione delle comunità e delle relazioni tra gli individui, le condizioni del lavoro in un mondo globalizzato, la possibilità di sottrarsi al ciclo fagocitante del consumo, le potenzialità delle pratiche di condivisione.

Ecco allora che il progetto si trasforma in una piattaforma capace di stimolare pensieri profondi sul nostro presente e sul nostro possibile futuro.

Mara Franzese
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“Non c’è moda e non c’è evoluzione se non si conosce il passato”. Queste le parole di Antonio Ciaramella, capo-truccatore del concorso “Miss Italia” e direttore artistico della RomEur Academy, che venerdì 27 marzo a Roma, presso il Circolo Sottoufficiali della Marina, presenterà “Make Up – 100 anni allo specchio“.

Nel suo libro d’esordio, Ciaramella ripercorre 100 anni di bellezza, dal ‘900 ai giorni nostri, tra star system, invenzioni, sperimentazioni e dinamiche socio-culturali che hanno consentito il progresso in tutti i campi così come in ambito estetico. Il libro vuole essere un viaggio nel passato per riscoprire le nostre origini, una guida per i professionisti del settore, ma anche per chi ama la bellezza in ogni sua forma, come sottolinea nella prefazione anche Michele Magnani, Global Senior Artist MAC Cosmetics.

A moderare la presentazione la giornalista La7 Cinzia Malvini e nel corso della serata sarà presentato anche il portale timelessbeauty.it, un grande archivio di memoria storica all’interno del quale sarà possibile trovare articoli, consigli e vere e proprie ricette di bellezza.

Martina Briotti
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L’Atelier Panetta Tailor presenta l’eccellenza artigianale di Fragiacomo Shoes giovedì 26 marzo a Roma, in via Puglie 7, zona Via Veneto.

L’atelier di lusso maschile contemporaneo, fondato nel 1949 dal Maestro Sarto Vito Panetta, incontra l’artigianalità Made in Italy di Fragiacomo, che dal 1956 è sinonimo di raffinate calzature “fatte a mano”. Due eccellenze che danno vita a un connubio straordinario: il primo temporary corner Fragiacomo, che, dopo i fasti del passato, torna a Roma con una selezione di modelli maschili della collezione Primavera Estate 2015, come le stringate in pelle in varianti bicolor, le nappine in delicate nuances verde e grigio, fino alle più casual sneaker in pelle o alle produzione speciali “made to order”.

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Proprio a Roma lo storico brand milanese, nato nel 1956, era presente con un negozio in Via Condotti, 35, spesso visitato da personaggi famosi e costumisti cinematografici di Cinecittà che giravano molti film, collaborando con le prestigiose sartorie romane. Con questa anteprima Panetta Tailor conferma il suo percorso nel diventare una destinazione dedicata al lusso maschile dove trovare prodotti di eccellenza Made in Italy, con specializzazione nella creazione e produzione di abiti maschili su misura.

Martina Briotti
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Torna sulla passerella di AltaRoma Quattromani, già finalista della nona edizione di Who is on next?, la culla dello scouting di moda firmato AltaRomaVogue Italia. Torna e non se ne va a mani vuote il duo di designer sardi: Massimo Noli e Nicola Frau ricevono infatti una speciale menzione per il ready to wear.

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Da sempre legato indissolubilmente alla propria terra, Quattromani per la collezione Autunno Inverno 2015/2016 racconta la storia delle Janas, le piccole fate tessitrici della leggenda sarda. Uscita dopo uscita va in scena il mito e la sacralità epica dell’entroterra dell’isola: la maglieria è la prima protagonista, declinata su shirt, body slim e pantaloni svasati, incrostata con inserti eco-fur e finiture lurex a righe bicolor. I tagli sono lineari e le forme asciutte e dritte: un revival seventies che combina la ricchezza materica ad un approccio tutto sperimentale.

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La morbidezza si insinua nei capispalla e avvolge il poncho in lana merinos ma non stride con la lavorazione spigata delle giacche e delle gonne pantalone. I cappotti e i bomber sono tecnici: tessuti stretch abbracciano texture tradizionali, come la gabardine, il cotone e la lana. La femminilità la fa da padrone nei minidress, nelle culotte e nelle mini gonne in cavallino e rete. Le stampe sono realizzate dalla visual artist Le Fille Bertha: piccole Janas si posano sulle camicie e sui maxi dress, come un portafortuna. La palette cromatica vira dal bianco della lana al rosa, lilla e cammello, non mancando di sprazzi purpurei. Ombrati i blu e i neri.

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Una collezione che si completa di accessori fondamentali: non decoro, non vezzo, ma vero e proprio elemento funzionale alla vita del capo e alla sua silhouette, che da sempre per Noli e Frau è bidimensionale e prende vita e forma nel momento in cui si indossa l’abito. Ancora una volta Quattromani racconta una storia, aggregando significati e definizioni inedite di stile, non mancando di volgere lo sguardo alla tradizione che li ha resi estremamente contemporanei.

Andrea Pesaola

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E’ la Norvegia il tema principale della mostra NERO NOTTE e della serie di eventi che hanno preso vita a partire dallo scorso venerdì 6 Febbraio, presso gli spazi della galleria Giacomo Guidi a Roma. L’esposizione ha coinvolto l’artista norvegese Per Barclay, con un’istallazione ambientale e una selezione di fotografie di grande formato riflesse in uno specchio nero d’acqua e olio.

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Il progetto fotografico Found Photos in Detroit ha presentato, nelle esatte condizioni in cui sono state ritrovate, una serie di fotografie autentiche che ritraggono e denunciano le condizioni di degrado in cui riversava la città di Detroit dopo la crisi che l’ha colpita negli anni Settanta.

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In mostra anche la collettiva fotografica Obiecta a cura di Angela Madesani con una serie di still life realizzati da Massimiliano Gatti, Leonardo Genovese, Bohnchang Koo, Ingar Krauss, Laura Letinsky, Marco Palmieri, Sergio Scabar e Franco Vimercati.

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Lungo il corridoio un altro wall painting dell’artista olandese Jan van der Ploeg è stato creato per animare il passaggio con una serie di triangoli colorati. E, infine, l’Alchemy Room, uno spazio espositivo permanente all’interno del quale è possibile entrare in contatto con il mondo Alchemy, progetto di ricerca artistica e musicale, che esprime sotto forma visiva un mondo interiore e notturno fatto di clubbing e ispirazioni esoteriche e naturalistiche. La serata è proseguita presso il teatro Quirinetta con l’after show del dj norvegese Bjørn Torske. Ma la lista di eventi NORWAY FOCUS è ancora lunga.

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Qualcosa di realmente nuovo sta accadendo negli spazi in Largo Cristina di Svezia a Roma. Qualcosa che richiama gli anni Sessanta e Settanta, una factory bianchissima dove le diverse espressioni artistiche hanno la possibilità di dialogare, grazie a BOA | Bunker of Arts, associazione culturale che vive in osmosi con la galleria. La ricerca e la creazione di affinità e connessioni interdisciplinari saranno il focus di BOA e dei tanti appuntamenti che vedranno coinvolte arte, moda, musica, design, cinema, food.

Samira Vicinanza

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Acconciature architettoniche, trecce e chignon, one of a kind, opere irripetibili destinate a durare un solo giorno. A realizzarle, Alba Armillei, la coiffeuse romana più in voga del secolo scorso. E a raccontarcele la giornalista Carla Pilolli che ha voluto racchiudere e fermare nel tempo i ricordi di un’esistenza dedicata ai capelli, vissuta con le mani tra le chiome delle donne più importanti, da Audrey Hepburn a Jacqueline Kennedy, dall’Imperatrice Soraya alla regina Federica di Grecia, fino ad arrivare alle mannequin delle sfilate di Alta Moda di Valentino Garavani, Irene Galitzine e Emilio Pucci, dei quali la parrucchiera è stata per tanti anni collaboratrice. Il risultato? Un libro intimo ed emozionante dal titolo “Ho preso la vita per i capelli” (135 pagine, Palombi Editore).

Ideato da Leontina Pallavicino e da Beatrice Rebecchini e realizzato grazie alla Fondazione Nando e a quella Elsa Peretti, il volume è stato presentato, nella mattinata di giovedì 20 novembre, a Palazzo Torlonia, proprio a pochi passi da via dei Condotti, dove era situato il noto atelier della parrucchiera dalle mani d’oro.

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“Sono stata trascinata da questa storia che parte da quando Alba era bambina – ha raccontato la Pilolli durante l’incontro di presentazione. – E ho voluto farne un libro, un libro in cui si cela la forza del lavoro”. Ma non solo. Nel libro, infatti, si racconta la grande bellezza, Roma, i suoi fasti, la sfilata degli svariati personaggi che hanno popolato la città eterna in più di mezzo secolo di vita elegante.

E poi i retroscena, quelli che nessuno racconta, l’altra faccia della medaglia. Non solo luci e splendori, anche ombre, segreti e miserie del mondo glamour emergono tra le pagine pungenti e dolci al contempo del volume. Personaggi eccentrici, talvolta infimi, attrici capricciose, dame arroganti, modelle inquiete, miliardari insoddisfatti, principi depressi incontrati nel corso di una vita vissuta tra salotti e passerelle.

Pillole di vita e racconti conturbanti, dunque, che si alternano a immagini che arricchiscono il lavoro editoriale. E tra gli scatti delle più belle pettinature realizzate da Alba e delle donne più influenti dell’epoca da lei pettinate, anche quelli della modella Verushka che, arrivata appositamente da Berlino per riabbracciare la sua hair stylist e amica, è intervenuta all’incontro. “Alba è il più bel ricordo degli anni in cui ho vissuto a Roma. – ha detto – Avevo fiducia solo in lei. Nessun altro poteva mettermi le mani nei capelli”.

Mara Franzese

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Ritorna a Roma Digital Life, la rassegna dedicata alle interconnessioni tra arte contemporanea e nuove tecnologie giunta alla quinta edizione.

Fino al 3o Novembre in mostra nella consueta cornice de La Pelanda – Macro Testaccio dieci opere multimediali incentrate sul tema della Musica. Un percorso che si articola tra le sculture interattive realizzate con lastre di vetro e bobine tesla di Alexander Burton, l’arpa di luce dell’italiano Pietro Pirelli, il telaio musicale di Kingsley NG e altre installazioni ludiche e sperimentali di alcuni tra i più influenti protagonisti della scena digitale contemporanea.

Ad arricchire il progetto ideato dalla Fondazione Romaeuropa in collaborazione con la Regione Lazio, anche un fitto calendario di eventi e live performance distribuiti tra La Pelanda e il Palazzo M di Latina, seconda sezione di Digitale Life aperta al pubblico fino al 1 novembre.

Marilina Curci

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Numerosi anche quest’anno gli eventi collaterali della XXV edizione di AltaRoma AltaModa, che confermano il binomio arte e moda.

Sono 20 le opere di Marco Bernardi che compongono l’installazione “Italietta pret-à-porter”. L’esposizione, avvenuta presso la gioielleria Iosselliani, è un omaggio all’inconfondibile know-how italiano, partendo dalla riproduzione della particolare forma geografica della nostra nazione. Le Italiette, realizzate in gommapiuma, sono state rivestite delle stoffe più disparate, selezionate e collezionate dall’artista. Ogni pezzo è stato cucito a mano e poi chiuso in teche di plexiglass, a ricreare tanti piccoli scrigni.

Allo stesso tempo però la nostra amata penisola abbigliata in 20 modi diversi, diventa anche il punto di partenza, per Marco Bernardi, di una riflessione più profonda: se da un lato la produzione della moda aumenta il prestigio italiano, dall’altro si rischia di perdere la propria identità, “vestendo” un abito diverso ad ogni occasione.

Martina Briotti

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In onore alla della XXV edizione di AltaRomAltaModa, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, supportato dalla Fondazione Nando Peretti, presenta Made in Italy una visione modernista che, fino al 30 settembre, ripercorre la collaborazione tra il fotografo di moda Johnny Moncada e gli artisti Gastone Novelli e Achille Perilli. Il trio creativo ha collaborato per la realizzazione dei cataloghi delle collezioni di moda di Luisa Spagnoli tra gli anni 1956 e 1965. Arte e Moda, dunque, si incontrano grazie a una donna che ha dedicato la sua vita ad entrambi mondi.

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Profondo e attraente, il nero è stato celebrato da Nunzia Garoffolo durante l’ultima edizione di AltaRoma AltaModa. Protagonista assoluto dell’evento espositivo “Black Celebration” del 15 luglio presso la Galleria di Via Montoro, il colore-non colore per eccellenza ha riunito artisti, fashion designer e maitre parfumeurs attorno alla moda, la gastronomia e l’ arte, offrendo un’esperienza sensoriale a 360º.

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Nozze d’oro per l’Accademia di Costume e Moda di Roma, che festeggia i suoi 50 anni di attività con una mostra evento all’interno della sua sede.  In un palazzo avvolto dall’edera, un’imponente scala porta al primo piano, da dove provengono musica e aria di creatività. Le aule, in cui solitamente i ragazzi lavorano, si sono trasformate in un percorso museale, in cui si trovano i progetti degli studenti e neo-diplomati dell’accademia.

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Tutto è arte. Moodboard appesi alle pareti, sulle scale l’installazione video The Innocents” di Marco D’Amico, creata dal corso di comunicazione di moda e liberamente ispirata al film The Dreamers di Bernardo Bertolucci.

Altaroma-Accademia-Factory-50-Anniversario-Accademia_Costume_Moda_Roma Schizzi, bozzetti e tessuti creano un gioco di colori sulle tavole da disegno, poco prima di entrare nel reparto costume. Qui campeggiano lavori inspirati alla linea a S dell’800, con un’infinità di cappelli, ognuno distinto da forgia, materiali e applicazioni. Meravigliose creazioni dedicate a Napoleone Bonaparte mostrano il loro ambivalente lato sfarzoso e allo stesso tempo decadente. Sulle scale di fronte all’area gardening, con un terrazzo mozzafiato che affaccia su Castel Sant’Angelo, i lavori sul kimono, segno emblematico e distintivo dell’accademia, questa volta trasformati in tuniche dal sapore bizantino, con dipinti, mosaici su tessuto e ricami sulle tonalità dell’oro.

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Nel settore moda e accessori, ecco i lavori presentati dai neo-diplomati, che hanno già sfilato sulle passerelle di Altaroma lo scorso gennaio. E poi, installazioni di gioielli e, nel settore dei pellami, prototipi di borse realizzate per la Maison Fendi e Decouture.

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Due le aree speciali dedicate ai migliori usciti dall’Accademia. Ragazzi forgiati all’interno delle sue mura, che ora hanno fatto strada e sono riconosciuti come eccellenze nel settore moda. Parliamo di Aquilano Rimondi e Albino D’Amato, che espongono alcuni capi dell’ultima collezione, nonché tre costumi realizzati da Francesca Sartori per il film Cantando dietro i paraventi, premiato con in Nastro d’Argento nel 2004.

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Infine, dulcis in fundo, la sala dedicata ai doppi 50, di Vogue e dell’Accademia: immagini delle copertine più rappresentative della rivista e foto che raccontano il lungo percorso della prestigiosa scuola si alternano per celebrare il duplice anniversario. Il tutto circondato, sul pavimento, da numerose copie del magazine, facenti parte del vasto archivio della biblioteca. E trovarsi lì mentre Franca Sozzani passeggia soddisfatta nella sala, sulle sue copertine, regala un’emozione ancora più forte.

Vania Patriarca Photo: Michela Belardinelli

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Abiti, borse e gioielli arricchiscono anche quest’anno le suite del Rome Marriot Grand Hotel Flora, per la sesta edizione di Room Service. Il progetto, diretto e ideato da Simonetta Gianfelici, in collaborazione con Altaroma, tiene fede alla sua impronta che lo pone al centro dell’interesse per l’espressione di artigianalità italiana e tradizione sartoriale. Così prendono vita le 13 stanze dell’hotel in stile liberty, che si sono trasformate per pochi giorni in veri e propri laboratori, spazi di vita e di scambi, con piccole installazioni e tanta gente a popolare i suoi ambienti.

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Presentata durante la settimana della moda capitolina, la mostra “Arte e Moda/La Moda nell’Arte”. Organizzata da A.R.G.A.M. (Associazione Romana Gallerie Arte Moderna), in collaborazione con due gallerie associate, lo STUDIO S-ARTE CONTEMPORANEA e la 6° SENSO ART GALLERY, sono stati esposti i lavori di quattro artisti, che spaziano da abiti, a gioielli, a vere e proprie opere d’arte.

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Sinisca, noto artista internazionale, ha presentato una serie di gioielli, scialli e foulard di collezione, pezzi unici, esibiti già all’estero e inediti in Italia, opere che rispondono al suo personale codice di creatività. Gli abiti scultura di Valeria Catania con un’installazione creata ad hoc per l’occasione, realizzata con materiali impiegati da tutti gli artisti presenti in mostra.

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New entry della galleria, l’architetto Emiliano Manari, con quattro opere dall’impianto pop, realizzate con ritagli di tessuti da lui selezionati e cuciti a mano, veri e propri patchwork d’autore. E infine, una delle protagoniste della pittura del secolo scorso, Leonor Fini, presente con dieci opere grafiche selezionate dalla sua ultima pubblicazione “Entre le Oui et le Non”, ammirevoli per l’eleganza e la raffinatezza del segno.

Vania Patriarca

Foto di Benedetta Danieli

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“Io sono una che combatte per i diritti e la libertà di tutti gli esseri umani nonostante il colore della pelle o la cultura. A New York vengo definita come una femminista da lipstick e stiletto, ma lo trovo po’ banale. Con il mio lavoro voglio uscire da qualsiasi forma di “ismo” , perché ormai è inadatto ai nostri tempi.”

Inizia così la conversazione tra Clara Tosi Pamphili, storica della moda e del costume, e l’artista contemporanea Marta Jovanovic. A volte la moda incontra l’arte e quello che ne deriva è un’interessante panoramica sulla creatività, nel senso più puro del termine.

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Nell’affascinante cornice di Via Panisperna a Roma, lo scorso 23 maggio, è stata presentata la monografia dedicata all’artista “Performing the Self” a cura di Kathy Battista, studiosa e direttrice del Contemporary Art Sotheby’s Institute of Art di New York. In una conversazione informale, quasi “da treno” come è stata definita dalla stessa Clara Tosi Pamphili, Marta Jovanovic ha raccontato nascita e aneddoti attorno alle sue performance. Senza mai staccarsi dal fedele cagnolino, ha spiegato ai presenti i temi portanti dei suoi lavori: la politica, la bellezza e la sessualità. Nata a Belgrado nel 1978, ha vissuto e studiato a Firenze, poi Londra e ora New York. È un’artista che si è sempre confrontata con l’identità, nel suo caso in una duplice declinazione: sia come donna e sia per le sue origini e tradizioni balcaniche. I suoi lavori interdisciplinari sono un invito ad ignorare le nozioni convenzionali di società e ad abbracciare una visione più democratica e libera da tutti i vincoli.

marta-jovanovic-performing-the-self “È un’artista che, da donna, prende un concetto e lo smonta, lo fa a pezzi”. Queste le parole di Clara Tosi Pamphili a introduzione dell’ultima performance di Marta – che ha visto protagonisti gli spettatori, chiamati a tagliare una parte dell’uniforme tradizionale serba indossata dall’artista – le cui fotografie sono state esposte durante l’evento e messe in vendita ad un prezzo simbolico con l’intento di devolvere l’intero ricavato alle popolazioni alluvionate dei balcani.

Martina Briotti

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Si fa presto a dire donna. Eppure, al di là del già detto, c’è ancora tanto da raccontare. Così come tante sono le donne che possono abitare in una sola. Insieme figlia, madre (o aspirante tale), casalinga, ma anche imprenditrice di se stessa, attiva nel lavoro e sempre più indipendente. Compagna di un uomo, di un’altra donna, oppure single. A volte amante. Ognuna con la sua storia, ma tutte con un minimo comun denominatore: la voglia e la necessità di sentirsi complete senza rinunciare alla realizzazione personale e alla famiglia. keep reading

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Fino al 15 Maggio 2014 gli spazi polifunzionali di Visiva – La città dell’immagine ospiteranno “50/50 selected artworks“, progetto dedicato al fenomeno della Street art curato da Jessica Stewart e Rub Kandy. In mostra le produzioni di trenta tra i talenti più interessanti della scena internazionale, esponenti di quella che oggi non solo è considerata una corrente entrata a pieno titolo nel circuito dell’arte “ufficiale”, ma che costituisce un vero e proprio strumento di comunicazione – fatto di idee e linguaggi innovativi – assimilato sempre più spesso anche dal mondo della pubblicità e del marketing.

50-50-selected-artists-roma-street-art Tra i protagonisti dell’esposizione Alice Pasquini, visual artist nota al grande pubblico soprattutto per i suoi murales realizzati in città quali Sydney, Brest, New York, Barcellona, Parigi, Copenaghen, Londra e Roma; il brasiliano Alex Senna che indaga la sfera delle relazioni umane attraverso composizioni monocromatiche permeate da elementi fumettistici e segni universali come cuori, note musicali e palloncini; Mateus Bailon e il suo universo visionario e composito particolarmente apprezzato nella scena londinese; il designer romano Fabio Milito che attraverso la rielaborazione di simboli e “loghi comuni” esprime una personale e dissacrante visione della società odierna.

Marilina Curci

Visiva – La Città dell’Immagine via Assisi 117, Roma info@visiva.infowww.visiva.info Dal Lunedì al Venerdì | ore 11 – 19 Sabato e Domenica su appuntamento

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