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Blog, Interviste

Eliana Riccio, napoletana classe ’86, si laurea nel 2014 presso l’Istituto Superiore di Design di Napoli. Dopo gli studi , decide di fondare il suo brand Rosemari, la cui prima collezione Fall/Winter 2017-2018 è un tributo alle note ironiche e fresche dell’arte surrealista.

Abbiamo posto qualche domanda ad Eliana Riccio riguardanti il suo lavoro e le sue passioni, senza sottrarla a qualche curiosità da raccontarci.

 

C’è stato qualcuno che ti ha ispirata nel tuo lavoro, nella creazione di Rosemari?

Mia nonna mi ha influenzato molto in quello che faccio. Mi affascinava guardarla mentre si preparava, era una sorta di rito che riusciva quasi ad ipnotizzarmi, poi prendevo le sue riviste di moda e mi divertivo a sfogliarle e ad immaginare varianti dell’abito che vedevo su quei vecchi Vogue.

In quale città ti senti veramente a casa e magari ispirata per iniziare a lavorare ad una nuova collezione?

Io sono di Napoli e la mia città è parte di me, del mio lavoro. Però ho avuto la fortuna di poter passare 6 mesi in California e li mi sono sentita accolta e protetta. Ho creato la collezione SS18 di Rosemari, cui ho dato il nome della città in cui ho vissuto: Santa Cruz.

Hai qualche rito specifico da adottare prima di ogni tuo fashion show o di una presentazione?

Non credo di avere dei rituali particolari. Sono una persona timida e questo genere di situazioni mi mette sotto pressione, quindi cerco di concentrarmi su me stessa e di pensare alla collezione e devo dire che questo mi dà la forza e la sicurezza per affrontare  questo genere di eventi.

Hai degli hobbies che si distaccano completamente dalla moda?

Quando posso corro. Mi piace molto passeggiare all’aria aperta. Però la cosa che adoro più fare è sicuramente viaggiare. Quando ho un secondo libero dal mio lavoro, preparo la valigia e scappo.

Se ti portassero su un’isola deserta e potessi portare solo un oggetto con te, cosa porteresti?

Non saprei proprio, perché un oggetto solo è davvero troppo poco. Forse porterei la musica, io adoro ascoltare musica in qualsiasi momento della giornata.

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Martina Cella è una designer di 25 anni nata e cresciuta in Friuli Venezia Giulia, con alle spalle gli studi in fashion design presso l’Istituto Marangoni di Milano. L’inizio della sua carrierà è brillante: vince del concorso “ Next Generation“ indetto dalla Camera nazionale della Moda. Nel 2014 fonda il suo brand Martina Cella, dove semplicità e versatilità nella vestibilità trovano ospitalità in una nuova espressione di eleganza che unisce stile e comodità. keep reading

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sveta

Bella, elegante e talentuosa, Sveta è una giovane designer russa di prêt à porter che ha mosso i primi passi nel mondo del fashion lavorando come modella. Ha sfilato per stilisti del calibro di Armani, Gianfranco Ferré e Alexander McQueen e ha posato per noti fotografi come Terry Richardson, Ellen von Unwerth e Greg Lotus, ma non ha mai dimenticato la sua vera essenza e il sogno di diventare stilista. Così, approfittando di un lavoro a Milano, ha deciso di perfezionare la sua formazione, iscrivendosi all’Istituto Marangoni. A luglio 2014 ha realizzato la sua prima collezione e da lì non si è più fermata. keep reading

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uel camilo

Un amore, quello per la moda, nato da bambino. Un sogno nel cassetto che inizia a realizzarsi a soli 18 anni – grazie alla collaborazione con un atelier di haute couture brasiliano – e che si trasforma in un progetto concreto, prendendo definitivamente forma nel 2007 con il trasferimento a Milano. Uel Camilo è un giovane talento internazionale che ha scelto il Bel Paese come patria della sua maison. Noi lo abbiamo intervistato per farci raccontare qualcosa di più. keep reading

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Stampe evocative, pattern all-over, giardini fatati e boschi incantati. Colore, tanto. E la magia prende vita. Sì, perché gli abiti realizzati da Juan Caro e Fabio Sasso, fondatori del brand Leitmotiv, sono tele su cui scorgiamo dipinte quelle storie che ci venivano raccontate da bambini e che tanto amavamo. Così come amiamo le collezioni del duo creativo bolognese. E oggi, entriamo nell’idilliaco mondo del duo creativo per scoprirne di più.

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Due percorsi formativi diversi, due esperienze parallele che si intrecciano in una combinazione originale, e mai scontata, che è lo stile eclettico del brand emergente SCI’M. Ivano Tella e Filippo Baeli sono due talentuosi e promettenti stilisti, all’attivo con il loro marchio dal 2012. Textile designer il primo, fashion designer l’altro, i due creativi esplorano l’universo pop con le loro stampe. Ma com’è nata l’idea? Lo abbiamo chiesto proprio al duo stilistico che abbiamo intervistato per entrare insieme nel loro mondo visionario.

Qual è il cammino professionale che vi ha portati fin qui? Raccontateci come è nato questo sodalizio.

Il nostro sodalizio è nato un po’ per caso. – racconta Ivano  – Un giorno, quasi per gioco, Filippo mi propose di utilizzare un suo disegno come stampa per un figurino. Era il 2012. Quel figurino si trasformò in un abito in gara per un concorso nazionale dedicato agli stilisti emergenti. Benché non del tutto estranei al mondo della moda, fu proprio quel contest a convincerci che, insieme, avremmo potuto creare qualcosa di stimolante per entrambi. Io avevo iniziato già nel 2010 a farmi conoscere nel panorama internazionale come textile designer grazie a numerosi concorsi e collaborazioni con aziende tra Londra, Berlino e San Francisco. Al contempo, Filippo disegnava abiti su commissione per le amiche, ignorando l’idea che la sua passione sarebbe potuta diventare qualcosa di più concreto e ambizioso. All’inizio, il foulard ci è sembrato il punto di partenza ideale per il lancio del nostro marchio: un accessorio evergreen in cui il “disegno” poteva farla da padrone. E, inoltre, un prodotto non troppo impegnativo in termini di produzione e investimento iniziali. Così abbiamo deciso di partire da lì. Ben presto, però, ci siamo voluti spingere oltre, esplorando anche il mondo dell’haute couture e quello dei costumi da bagno.

Perché SCI’M?

SCI’M nasce dalla volontà di racchiudere in un unico nome l’intera visione del brand e la sua filosofia. – spiega Filippo – Le iniziali del prefisso SC sono infatti l’acronimo del nostro “motto” SOCIAL COUTURE, mentre il suffisso I’M, dal verbo inglese To Be = essere, è sinonimo di “io sono” e di quella individualità che il brand vuole fare emergere rispetto all’omologazione fashionista imposta dalle grandi griffe. Ci definiamo SOCIAL perché i social media sono l’habitat in cui il marchio ha mosso i suoi primi passi e dove ancora intrattiene relazioni con partner, magazine, fornitori e followers. Il termine COUTURE invece, è stato scelto per veicolare la grande attenzione verso materiali di pregio e manifattura impeccabile: è tutto rigorosamente 100% made in Italy.

Le vostre creazioni sono appunto totalmente made in Italy. Parlateci del vostro processo produttivo.

Il nostro processo produttivo è molto semplice e spesso tutto ruota in base alla selezione dei tessuti che intendiamo stampare. Per la realizzazione di una collezione ci avvaliamo del sostegno di aziende, stampatori e confezionisti, ubicate nel Nord Italia, tra Brescia, Bergamo, Milano e Como. Il primo capo chiaramente nasce “in casa”, un prototipo confezionato da me sul quale si fanno tutte le valutazioni del caso: lunghezze, volumi, proporzioni. In seconda istanza si testa la stampa per capirne il suo appeal e la grandezza del pattern per poi passare a cartamodello, stampa del tessuto e confezionamento finale.

Colori vibranti, grafiche evocative, stampe dall’allure pop. Il vostro stile si nutre costantemente di suggestioni visionarie, frutto di una spiccata sensibilità estetica. Raccontateci il mondo SCI’M.

Comunicare attraverso le stampe rappresenta la vera essenza del nostro brand. Crediamo fortemente nel potere evocativo che un’immagine può trasmettere, viviamo nell’epoca di Instagram dove una foto postata può rivelare più di mille parole: perché non farlo giocando con la moda? Dietro ogni stampa c’è sempre una storia, un messaggio, spesso una provocazione. E lo stesso accade con l’uso del colore. Quello che a noi piace è dipingere con una prospettiva diversa, sovvertire un po’ le regole e costruire nuovi schemi secondo i quali una cosa non dove essere necessariamente rappresentata così come la si conosce ma può essere reinventata fino ad assumere un senso del tutto nuovo ed estraneo. In sintesi, l’estro di SCI’M sta nel coniugare grafiche non convenzionali con abiti dalle linee pulite, eleganti e femminili.

E, come raccontava Ivano, avete già vinto molti contest dedicati al textile design con le vostre grafiche…

Sì, tutto nasce dalla partecipazione a concorsi online dedicati al textile design. Ad oggi sono moltissime le realtà internazionali che hanno costruito il loro successo su piattaforme dedicate a giovani designer, provenienti da tutto il mondo, che mettono a disposizione il proprio background per costruire marchi il cui punto di forza sono le stampe. La prima partecipazione è stata una sorta di scommessa, mossa dal desiderio di vedere se e come la nostra sensibilità artistica potesse essere percepita in un contesto di così ampio respiro. Ricordiamo tutte quelle emozioni che si provano in una vera e propria gara, quando sbirci le opere di altri concorrenti per valutarne l’originalità con il timore che il tuo lavoro sia troppo “diverso” per poter essere premiato. Ricordiamo la sensazione di sentirsi piccoli al cospetto di altri designer con più esperienza, insieme alla curiosità di come uno stesso tema possa essere interpretato da un designer italiano piuttosto che da uno russo, indiano, cinese o serbo. E indovinate? Primo contest, prima vittoria! Da lì non ci siamo più fermati. Entusiasmati dalle vittorie che arrivavano puntuali, concorso dopo concorso, e da tutto ciò che ne conseguiva tra articoli, interviste, pubblicazioni su riviste di settore, vetrine su importanti siti di vendita online, siamo stati investiti dalla ”febbre da contest”. Su qualsiasi nuova piattaforma ci spostassimo per gareggiare, da Londra a Parigi, da Berlino a San Francisco, i successi continuavano – e continuano tuttora – ad arricchire il nostro portfolio. Dal semplice gareggiare a questi concorsi, le strade si sono poi aperte a vere e proprie collaborazioni ad hoc, in cui il cliente stesso sceglieva noi e il nostro stile per la propria collezione. Oggi siamo riusciti a diventare un punto di riferimento per molti textile designer conosciuti in questi contest, con i quali abbiamo un solido rapporto di amicizia a dimostrazione di come la competizione, a volte, se supportata dalla stima, possa costruire qualcosa di veramente bello.

Oggetti inusuali come le carte da gioco francesi sono protagosti nei vostri disegni. Dove trovate l’ispirazione per le collezioni?

Le ispirazioni arrivano dagli oggetti che ci circondano o da situazioni che viviamo quotidianamente. È probabile che nell’utilizzare un videogioco qualcosa vada storto. Benissimo, ecco che il digital glitch potrebbe diventare l’idea per una futura collezione di stampe. Allo stesso modo, una partita a carte può trasformarsi in un’occasione in cui ci si chiede: perché non utilizzare l’iconografia delle carte da poker per una collezione di textile? È così che arrivano gli input creativi, tenendo gli occhi ben aperti su ciò che ci circonda e cercando di rielaborare tali “segnali” in qualcosa che resti equilibrato, senza risultare eccessivo. Ed è proprio nel trovare questo equilibrio che ricorriamo alle nostre strategie di mix and match, e al nostro metodo matematico-analitico di dosaggio dei toni e dei pieni e vuoti.

Un’avventura la vostra che, partita con i foulard, ora sta per approdare al prêt à porter. Ma da quando avete fondato il brand, avete esplorato già diversi universi: da quello del beachwear a quello dell’Haute Couture con la Poker Collection che, tra l’altro, ha ispirato anche i vostri iconici papillon. A quale di questi mondi vi sentite di appartenere di più? E dove vi vedete in futuro?

Questa domanda ci piace moltissimo – dice Ivano – perché, come diremmo noi, mette un po’ il dito nella piaga. Senza alcun indugio potrei dire che Filippo è molto più vicino all’haute couture. È quasi impossibile smuoverlo da certi schemi. Allo stesso modo c’è da ammettere che io mi sento molto più vicino, invece, ad una visione della moda “young” e “street”. Ma probabilmente è proprio il connubio di queste due visioni a caratterizzare il nostro brand che, a nostro avviso, trova la sua massima espressione nella prossima collezione SS16. Una collezione di prêt à porter che non rinuncia a tessuti di indiscutibile pregio e in cui, ovviamente, non mancheranno le nostre stampe. Per il futuro ci risulta difficile fare previsioni, le cose stanno cambiando tanto e molto velocemente, ci auguriamo soltanto di preservare la nostra passione e tenacia.

A che tipo di target vi rivolgete? Avete un’icona di riferimento?

Il nostro target principale è la donna, anche se spesso ci piace non trascurare l’uomo producendo in questo caso accessori come papillon e sciarpe. La “nostra donna” non può essere racchiusa in un range di età o in uno schema sociale perché in realtà è la sua personalità a portarla verso SCI’M. Le persone cui ci rivolgiamo non hanno paura di osare e non sono vittime dei fashion diktat imposti dai superbrand. Il loro profilo è quello di una persona sensibile all’inusuale, al pezzo unico, al non visto e rivisto, una persona che ama sperimentare e che guarda alla qualità del prodotto prima ancora che al nome del brand stampato sull’etichetta. E’ un target che respira la moda e che, al contempo, vuole farla. Chiunque abbia queste caratteristiche può ritrovarsi nei nostri prodotti.

Dove si possono acquistare le vostre creazioni?

Per il momento la nostra distribuzione è limitata a pochi negozi del Nord Italia e ad un paio di piattaforme di vendita online. Naturalmente ci auguriamo il meglio per il nostro brand e, chi può dirlo, speriamo di espanderci presto.

Progetti futuri e sogni nel cassetto.

Abbiamo tanti sogni nel cassetto. In primis un’altra collezione di abiti ma anche lo sviluppo di nuovi accessori, magari borse. Di progetti in cantiere per il 2015 ne abbiamo un paio tra cui una collaborazione per una capsule collection, di cui non possiamo svelare molto, e un co-branding con un altro marchio emergente. Ma noi non ci fermiamo mai quindi… stay tuned!

Mara Franzese

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LARA DE BAENST«C’è un mito, alcuni dicono una scienza, che suggerisce che le persone con il volto più simmetrico siano considerate più “attraenti”». Ed è partita proprio da qui la belga Lara de Baenst per disegnare la sua collezione autunno inverno 2014-15. Diplomatasi di recente al Polimoda, la neostilista si è lasciata ispirare dalla visione sulla “perfezione” dell’artista Julian Wolkenstein con lo scopo di creare una superficie rigida e tridimensionale per dar vita a una nuova silhouette femminile. Il risultato? Echoism, una collezione che, attraverso la sperimentazione dei tessuti, ridisegna nuovi volumi e proporzioni creando la stessa armonia in tutti gli outfit. Un trionfo di eleganza e femminilità, nonostante le linee geometriche e i materiali rigidi. La promettente designer, fresca di diploma, ha tutte le carte in regola per ambire ad una brillante carriera. Si è già fatta notare e siamo sicuri che presto sentiremo parlare di lei. Nel frattempo vi raccontiamo la sua moda e i suoi progetti per il futuro. keep reading

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I sogni possono farti lottare con le unghie e con i denti e spingerti molto lontano, anche oltreoceano. Questo è quello che è successo a Sara Di Salvo, giovane designer romana che ha deciso di portare la sua creatività e le sue creazioni a New York. Dopo un brillante percorso di studi presso l’Accademia Internazionale d’Alta Moda e d’Arte del Costume Koefia di Roma, Sara Di Salvo crea nel 2008 il suo brand, Hot!Couture: artigianalità e sartorialità classica si uniscono ad un atteggiamento moderno, ludico e provocatorio.

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SARA-DI-SALVO25878Gli abiti delle collezioni della designer nascono seguendo tutti i principi del Made in Italy, da cui emergono qualità, cura minuziosa dei dettagli e dei materiali e uno stile elegante e femminile. La sua nuova collezione FW14/15 è un inno alle stampe, un collage di immagini realizzate direttamente dalla designer: un gioco di forme diverse che incanta. Un autunno/inverno casual, ma raffinato; una sensualità e una femminilità vibrante, ma nascosta, sottolineate maggiormente dalle nuance rosso/porpora che esplodono in gran parte della collezione. DModa ha intervistato Sara Di Salvo, che ci presenta e ci descrive il suo mondo e la sua nuova collezione. keep reading

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Un brand giovanissimo quello creato da Federica Berardelli, designer romana di accessori e borse, da poco entrato all’interno del fashion system. Le sue creazioni sono pezzi unici, curati in ogni dettaglio durante tutte le fasi di produzione, completamente Made in Italy e dai materiali altamente pregiati: pelle, pitone, lino e raso tecnico vengono impreziositi, inoltre, da gioielli che rendono il tutto un mix elegante, accattivante ed esclusivo. Ogni modello ha una propria personalità, un’anima che rispecchia la donna forte, intraprendente e fuori da ogni schema, immaginata da Federica Berardelli. Ed è proprio per questo che piace. keep reading

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C’è chi non vuole trascurare l’importanza del Made in Italy e Sara Turatello, designer bolognese, di certo non lo fa. Lei, con il suo brand Les Envers, vuole garantire sempre un’ elevata qualità e una cura meticolosa dei dettagli in ogni suo prodotto: le sue borse sono edizioni limitate che racchiudono l’eccellenza dell’artigianalità italiana, con materiali selezionati con attenzione e un design ricercato. La designer gioca con i colori e con le forme, per un risultato magico, ironico e che fa sognare. Il tutto senza rinunciare alla comodità e alla praticità, propria di questo accessorio. Con la sua AI 2013/2014 ci trasporta nella dimensione celeste, presentandoci nuvole e stelle dal gusto rock/grunge. Una collezione ispirata agli anni Ottanta, in cui esplodono colori accesi e sgargianti che rispecchiano l’umore e le sensazioni della designer. DModa ha incontrato Sara Turatello: ecco cosa ci ha raccontato.

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Quando hai deciso di lanciarti nel mondo della moda e creare borse?

Ho studiato all’Istituto Marangoni di Milano, ho sempre avuto la passione per la moda e da bambina avevo già le idee chiare su quel che avrei voluto diventare da grande: la stilista. Ho iniziato a creare borse solo nel 2010, per scelta di business. Volevo iniziare a vendere online e sapevo che l’accessorio, in particolar modo le borse, è sempre stato il più venduto su internet e così mi sono lanciata, nonostante non sapessi nulla di produzione di pelletteria; ho imparato tutto da un artigiano bolognese.

Ha un significato particolare il nome del tuo brand “Les Envers”?

Les Envers in francese significa “gli inversi”, i contrari. Mi rispecchia, sono un po’ io, il tutto e il contrario di tutto. È nato quando studiavo alla Marangoni: le mie collezioni si chiamavano così, mi ci sono affezionata negli anni e l’ho voluto mantenere.

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Da cosa trai ispirazione per la creazione delle tue borse?

Da tutto ciò che mi circonda e da come mi sento io, ovviamente seguendo sempre le tendenze. Amo creare borse magiche e ironiche e spero che questo si possa vedere.

Che cosa distingue Les Envers dagli altri giovani brand emergenti?

Penso che, al giorno d’oggi, il prezzo sia molto importante e il rapporto qualità-prezzo ancora di più. Inoltre, ho preferito fare una scelta di qualità per non deludere le esigenze della mia clientela, puntando sull’eccellenza della qualità italiana. Le mie borse sono per donne ironiche, che amano avere un prodotto ricercato, donne che amano osare e che vogliono distinguersi.

Quali pensi siano le caratteristiche più importanti per riuscire a emergere tra tanti?

Sicuramente la qualità del prodotto. Emergere in questo periodo è difficile, anche perché di designers di borse ce ne sono veramente tanti ormai. L’arma principale è una combinazione di pazienza, tenacia e costanza.

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Dici che ogni tua collezione nasce in base ai tuoi stati d’animo. Quali sensazioni hanno portato alla tua AI 13/14?

“La testa tra le nuvole”. Quando ho disegnato questa collezione ero incinta e mi sono sentita molto creativa.

Come descriveresti una borsa Les Envers?

La Poppins è stata fino ad ora il prodotto più venduto; è nata perché volevo creare una borsa da utilizzare tutti i giorni, comoda e leggera e soprattutto capiente, così mi è venuta in mente la borsa di Mary Poppins. La maggior parte delle mie borse prendono il nome/soprannome delle mie amiche. La mie preferite sono la Schioc Cloud Bag e la Hat Bag dell’Inverno scorso, descrivono ciò che sono. Le borse di Les Envers le distingui perché sono animate, penso abbiano un cuore, forse il mio.

Erika Molinari

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Tout Court Moi: un nome francese che rispecchia totalmente la filosofia che guida Enrica Baliviera, designer di questo brand creato nel 2010. Lei non segue le diverse stagioni o le particolari tendenze, ma ascolta le sue intuizioni e i suoi slanci di creatività per dare vita a pezzi unici: bijoux e mascherine da notte o da viaggio realizzati a mano, rielaborando accessori vintage attraverso un tocco contemporaneo. Sembra di iniziare un viaggio nel tempo con i suoi gioielli dal gusto retrò-chic, gioielli che raccontano storie e che possono essere interpretati diversamente in base alla personalità della donna che lo indossa. Perché le creazioni Tout Court Moi si vivono. Un equilibrio tra passato e presente, eleganza e sensualità, semplicità e vistosità. keep reading

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Laura De La Vega

Borse scolpite come pietre preziose, borse raffinate dai materiali ricercati, pezzi unici da poter sfoggiare in ogni situazione. Queste sono le borse Laura De La Vega Hand made. Un brand giovane, lanciato dalle sorelle Laura ed Elena Masciardi, che vuole fin da subito distinguersi per la ricercatezza delle forme e dei materiali, per il lusso e la funzionalità. Le creazioni Laura De La Vega sono cucite a mano e rispecchiano completamente i principi del Made in Italy, del quale la designer sostiene la fondamentale importanza: artigianalità, alta qualità, attenzione ai dettagli. keep reading

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_X1A1723Quando genuinità, purezza ed essenzialità diventano realtà, c’è lei, Federica Gatti. Gioco, curiosità e passione si uniscono in questa giovanissima designer romana che, stregata dalla duttilità e preziosità dei pellami, crea nel 2012 il suo brand F2A. Ecco borse versatili, comode, dai tagli geometrici e netti che vogliono mantenere viva l’autenticità della materia prima. Le lavorazioni alla base della realizzazione delle varie creazioni non vengono celate, ma esaltate: le fodere interne sono assenti e le cuciture a vista rendono originale e contemporaneo un accessorio senza tempo. Minimalismo e alta qualità diventano elementi riconoscibili della designer, che firma le sue creazioni con singolarità, utilizzando il tubolare pieghevole in ottone cromato. Le borse F2A sono la sintesi di versatilità, comodità ed artigianalità, con un’estetica pulita e semplice che le rende perfette per ogni occasione. Abbiamo incontrato Federica Gatti e questo è quello che ha raccontato a DModa. keep reading

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flaminia-barosini-263x300I suoi gioielli diventano una seconda pelle, oggetti preziosi che rivestono il corpo di una donna con un’aurea sensuale ed intrigante. Flaminia Barosini ha fatto centro con la sua collezione Second Skin. Questa giovane designer romana propone creazioni grintose in cui il metallo si unisce alle pelli e alle pietre preziose: il bronzo, l’ottone e l’argento vengono lavorati a mano e abbracciano la morbidezza del galuchat, del vitello e del pitone per un risultato unico. Un intrigo di colori e di forme dalle quali traspare la dedizione e la passione della designer per il mondo della gioielleria. Flaminia Barosini Jewellery Designer è un brand giovane, ma che fin da subito ha mostrato carattere e personalità, conquistando tutti per l’originalità, l’autenticità e l’artigianalità. DModa ha incontrato la designer, che ci ha raccontato di sé e dei suoi gioielli.

Come ti sei avvicinata al mondo del gioiello?

Sin da piccola, sono sempre stata attratta dalla materia, dalla manualità, dalla manipolazione di qualsiasi genere di pietra, perla o perlina, che mi divertivo a scegliere e assemblare in maniera fantasiosa, dando vita a tante piccole creazioni fatte in casa. Gli accessori femminili, in particolar modo i gioielli, rappresentano per me una vera passione. Amo osservarli, collezionarli, indossarli, toccarli. Per questo, nel 2007, ho deciso di intraprendere un percorso di studi specifico e di diplomarmi in Design del Gioiello all’Istituto Europeo di Design. Durante l’ultimo anno mi sono addentrata nel mondo del laboratorio orafo e ne sono rimasta affascinata. Proseguendo poi con altri studi a Londra alla prestigiosa accademia di moda “Central Saint Martins college of arts & design”. La possibilità di esprimere il proprio estro, pensiero e gusto attraverso la creazione di oggetti unici, originali, seducenti, è la parte più bella del mio lavoro.

Vivi e lavori a Roma. L’atmosfera della Capitale influenza il tuo processo creativo?

Roma è molto stimolante, è una città ricca di cultura e antichità, ma moderna al tempo stesso. Devo ammettere però che grandi input creativi mi sono arrivati durante i cinque mesi che ho trascorso a Londra, città estremamente all’avanguardia nel campo della moda e delle arti di ogni genere.

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Come nascono le tue collezioni e che cosa rappresenta per te ogni singola tua creazione?

La natura è la mia più grande fonte di ispirazione, ma non mi limito a osservare ciò che mi circonda, cerco di fissare nella mente quello che mi colpisce scattando fotografie. Uno dei miei passatempi preferiti è raccogliere immagini che catturano la mia attenzione, archiviarle e andarle a riprendere ogni volta che ho bisogno di stimoli creativi. Questo mi consente di avere sempre davanti agli occhi oggetti, colori e materiali accattivanti. Le forme che dò ai miei gioielli, principalmente astratte, sono il risultato di una rielaborazione personale di queste immagini e delle sensazioni che provocano in me. I materiali e le tecniche che utilizzo hanno un evidente legame con la natura. Il bronzo, per esempio, metallo che prediligo, è allo stesso tempo umile e prezioso, forte e mutevole, intrigante e semplice nel suo aspetto.

C’è un gioiello a cui sei particolarmente legata?

In questo mi sento un po’ come una mamma con i suoi figli, sono legata a tutti i gioielli che creo. Forse il legame più forte è con il significato che c’è dietro di essi, ad esempio l’anello “C’è chi scende c’è chi sale, la vita è fatta a scale…” rappresenta per me le vittorie e le sconfitte con le quali tutti noi ci interfacciamo quotidianamente. Ovviamente sono affezionatissima all’anello che è diventato il must have del mio brand, l’anello “baffo”, che mi da sempre una fortissima carica emozionale nel vedere lo stupore delle persone che lo provano per la prima volta.

barosinianello-baffo Come definiresti lo stile di Flaminia Barosini?

L’alta gioielleria fa sognare e avrà sempre un forte impatto, ma credo che andare alla ricerca di nuove tendenze, magari riuscendo a sfruttare nuovi materiali, sia una sfida stimolante e ambiziosa. I gioielli creati nei laboratori come il mio, vanno incontro alle esigenze di tante donne, che desiderano indossare anelli, bracciali e orecchini di qualità, fuori dal comune, sensuali e che diano quel tocco in più. Tutte le mie creazioni hanno un filo conduttore che le accomuna: la matericità. Anche se le forme, i colori, le linee dei gioielli possono essere molto differenti tra loro, la lavorazione della superficie del metallo è riconoscibile e unica nel suo genere. Nel mio lavoro non seguo una filosofia concettuale, bensì i richiami, le emozioni e le suggestioni della natura, che di per sé è ricca di forme, sfumature e linee preziose.

Quali sono i tratti distintivi del tuo brand?

Come ho detto in precedenza, la lavorazione di superficie del metallo è il filo conduttore di tutte le mie creazioni, che possono presentare pietre o inserti in pelle, ma sempre con uno scheletro in metallo lavorato in maniera irregolare ed ossidato. Senza dimenticare l’artigianalità che attribuisce sempre unicità ad ogni gioiello che vado a creare.

Il mondo di Flaminia Barosini è… È sicuramente meno noioso di una vita dietro a una scrivania.   Erika Molinari
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portrait daricelloLa forte e innata passione per la moda e un desiderio irrefrenabile di esprimere la propria creatività hanno spinto Sergio Daricello molto lontano: dopo varie esperienze lavorative con grandi nomi della moda, questo giovane designer siciliano ha fondato il suo omonimo brand, dal quale emerge una forte attenzione per i dettagli, per l’importanza della sartorialità italiana e per la ricerca di materiali preziosi, definendosi, in questo modo, un marchio Pret-à-couture. daricello 7

Sergio Daricello sostiene il Made in Italy e la tradizione italiana, con uno sguardo, però, al futuro: le sue collezioni nascono da profonda sperimentazione e tessuti di alta gamma incontrano tessuti tecnici, per un risultato di grande qualità e ricercatezza estetica. Uno stile unico che sostiene l’artigianalità e una femminilità forte, ma delicata allo stesso tempo. La sua ultima collezione SS14 è ispirata a “Roma” di Federico Fellini e ai volumi e alle forme degli abiti talari, con i quali il designer ha giocato per creare abiti sobri, eleganti, ma sensuali. Abbiamo chiesto a Sergio Daricello di parlarci di sé e delle sue creazioni.

Leggete che cosa ha raccontato a DModa. keep reading

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Blog, Interviste

Non un semplice abito, ma una persona che deve essere compresa nel profondo, da ogni prospettiva e in ogni sfaccettatura. L’ossessiva ricerca delle forme, dei volumi e dei materiali è fondamentale per Alessia Xoccato, giovane designer veneta che nel 2010 fonda il suo omonimo brand con un intento ben preciso: offrire creazioni che non seguano le tendenze e i tempi di un sistema moda sempre più veloci, ma che vengano conservate proprio grazie alla loro unicità. keep reading

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portraitL’eccellenza del Made In Italy incontra lo spirito d’avanguardia inglese e si sublima in gioielli senza tempo, dal design femminile e suggestivo. MFP è un brand inglese, creato nel 2007 dalla designer italiana Maria Francesca Pepe, in cui l’attenzione alle forme geometriche si mescola al simbolismo e a vari riferimenti sub culturali. keep reading

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_X1A6284Ricerca, costruzione, unicità ed eleganza: tutto questo è Zora&Neva, brand fondato nel 2011 dalla costumista pugliese Emanuela Naccarati. Alla base vi è uno studio dei tessuti, delle forme e delle lavorazioni volto a creare abiti che vanno al di là della mera concezione materiale del termine: essi hanno una propria anima, un messaggio nascosto, una storia del passato che resiste nel tempo grazie al lavoro di questa designer. keep reading
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PortraitTutti, prima o dopo, hanno desiderato di prendere un aereo e volare via lontano: staccare dal lavoro e dalle preoccupazioni quotidiane per ritrovarsi su un’isola sperduta del Pacifico, un vero paradiso terreno, selvaggio, onirico, rigenerante e troppo lontano. O forse no. Leitmotiv, brand nato dall’unione dei designer Fabio Sasso e Juan Caro, riprende questa atmosfera idilliaca e la trasporta nella sua nuova collezione SS14. Sartorialità e attenzione ai dettagli, un tripudio di colori vivaci, di rappresentazioni, stampe e texture diverse: questi sono gli elementi chiave presenti anche in “Paradise Island”. keep reading

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Blog, Interviste, Talents

alvvino_mariudesica_fall_winter_3C’è chi la conosce come la figlia di un amato attore italiano, chi come la nipote di un pluripremiato regista e chi, invece, la riconosce per il suo talento e la sua eleganza. Maria Rosa De Sica, in arte Mariù, si è fatta strada nella moda, allontanandosi dai percorsi intrapresi dalla sua famiglia, ma seguendo la sua passione e la sua inclinazione: disegnare abiti femminili. keep reading

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“Un viaggio, un sogno, un orizzonte che si sposta di continuo. Una ricerca, un percorso, un amore.” È il modo in cui Rocco Adriano Galluccio, giovane designer napoletano, definisce Alcoolique, brand italiano d’abbigliamento pret-à-porter, da lui creato nel 2011. L’alta qualità sartoriale italiana si lega alla tradizione napoletana, reinterpretata sempre in chiave moderna, per dare vita ad abiti contemporanei ed eleganti che avvolgono il corpo femminile, esaltandolo. Perché la moda è una celebrazione della bellezza, un inno alla donna e, in particolare, alla donna partenopea che è sempre fonte di ispirazione per lo stilista.

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Rocco Adriano Galluccio studia il mondo femminile per cercare di cogliere e rappresentare anche le più piccole sfumature e questa ricerca raggiunge l’apice nella sua nuova collezione SS14, dove le lunghezze si accorciano, le scollature si allungano, i colori esplodono e si mischiano in un’atmosfera sensuale e leggermente pop. Una collezione di stacco che, però, rimane fedele alla filosofia Alcoolique. Rocco Adriano Galluccio ha risposto alle nostre domande, presentandoci il suo mondo e il suo brand.

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Come è nata la tua passione per la moda e l’idea di fondare Alcoolique?

Nella moda ci sono praticamente nato: zii sarti e uno zio fotografo che sin da adolescente mi portava con sé sui set. Dopo aver studiato Disegno Industriale per la Moda all‘Università di Aversa, mi sono trasferito a Milano e ho deciso, dopo qualche tempo, di creare Alcoolique, per rendere reale quella che era la mia idea di moda e, soprattutto, di donna.

Quali sono i punti di forza del tuo brand?

Le mie creazioni sono sicuramente d’impatto, molto forti e femminili, ma al contempo sensuali ed eleganti, spesso addirittura retrò.

Descrivi Alcoolique come uno strumento a servizio della donna. Quali sono i tuoi pensieri e i punti di riferimento sui quali fai affidamento prima di creare ogni collezione?

Direi senza esitare che l’ispirazione mi arriva da qualunque cosa e credo che sia proprio questo il “bello” del lavoro di un designer, cioè trasformare qualunque imput della realtà che ci circonda in oggetto o, nel mio caso, in abito. Può essere una foto di famiglia, un film di Sofia Loren, un servizio fotografico con Linda Evangelista, o anche una bella donna che cammina per le vie milanesi.

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Con i tuoi continui studi cerchi di trovare nuovi modi per rappresentare l’universo femminile. Com’è questo universo per Alcoolique?

L’universo femminile in cui Alcoolique si rispecchia è sicuramente fatto da “super-donne”, come mi piace definirle, che non hanno paura di osare e di mostrare le parti più belle di sé.

Ci racconti brevemente la tua nuova collezione SS14?

La SS14 è un po’ la collezione del cambiamento: mi sono ritrovato ad osare molto e ad usare colori vitaminici e forti. L’ispirazione, come le precedenti collezioni, viene dalla mia terra: stavolta ho pensato ad un donna pompeiana, un po’ dea greca, libera e molto femmina.

  Erika Molinari
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Blog, Interviste, Talents

martina grasselliStudi di Architettura e interior design, laurea in Fashion and Texile design al NABA a Milano, mesi di approfondimento delle proprie conoscenze presso l’ Ecole Superieure des Arts Apliques Duperrè di Parigi. E poi ancora collaborazioni con grandi brand del calibro di Stella McCartney, Angelo Figus, Breil Milano, Jean Paul Gaultier e Christian Louboutin. Un vasto bagaglio di esperienze accompagna Martina Grasselli, designer emiliana di accessori e, in particolare, di gioielli, che nel 2009 fonda Coliac, un progetto dedicato alla nonna materna, dalla quale deriva il nome del brand, e a tutte le donne della sua famiglia. keep reading

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