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Puntuale come ogni anno, è tornato l’appuntamento con Altaroma, la settimana della moda capitolina.

Tenutasi dal 25 al 28 gennaio, quest’anno ha visto coinvolti non solo gli spazi del Guido Reni District ma anche il Maxxi – Museo Nazionale delle arti del XXI secolo e La Galleria Nazionale. Inoltre, gallerie d’arte, prestigiosi hotel e i migliori Department Store della città hanno ospitato i numerosi eventi che hanno animato questa edizione.
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Amato e odiato, di sicuro chiacchierato: Hedi Slimane da Saint Laurent non ha lasciato mai nulla al caso. Quello che è accaduto a Parigi durante la presentazione della Fall/Winter 2016 sa vagamente di testamento e addio.

Sin dal suo debutto con la Primavera/Estate 2013 il giudizio di pubblico e stampa sullo stilista parigino è sempre stato netto: sul fronte dei no tutti quelli che – a partire dalla scelta di eliminare Yves dal nome della griffe, rendendolo semplicemente un brand – credevano che la sua fosse solo una mossa di marketing; sul fronte dei sì, invece, tutti quelli che vedono molto di Slimane in Saint Laurent e molto di Saint Laurent in Slimane.

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La collezione presentata a Parigi è forse l’omaggio più compiuto che Slimane abbia mai reso al Monsieur Saint Laurent. Un incedere lento (e, stando a chi era presente, senza musica, ma con il solo accompagnamento della voce di Pierre Bergé che scandisce le uscite) che, modella dopo modella, riscopre i codici tanto cari al grande genio. Una silhouette rieditata che tiene conto del passato e ne fa tesoro.

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Lo smoking, i volant, le grandi e ingombranti pellicce: c’è tanto del padre in questa collezione. Una contemporaneità schiacciante ridisegna la figura delle donne, strizza la loro vite, accorcia i loro orli. Tutto questo è molto Slimane ma, ed è qui il passaggio fondamentale, anche e soprattutto Saint Laurent. A vegliare su ogni look c’è l’estetica skinny-youth (come l’ha definita Sarah Mower su Vogue.com) di Slimane, così presente eppure così defilata. Presente negli abiti attillati, presente nella magrezza sfacciata delle modelle, presente nelle scollature profonde che portano alla memoria le creazioni del grande couturier. Una donna consapevole, proprio come la voleva il Maestro, forte e sensuale che, mani sui fianchi, incede a grandi passi.

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Una liberazione, dunque. Finalmente il periodo di assestamento è finito, il ciclo si è compiuto e il testimone è stato raccolto. Gli anni che hanno separato le collezioni precedenti da questa sono stati solo un periodo di ricerca, probabilmente il percorso necessario per compiere la metamorfosi. Più couture e meno prodotto, più moda e meno stile.

Ogni abito, ogni giacca e ogni cintura grida il nome di Yves Saint Laurent e lo fa con la voce di Hedi Slimane. Il compromesso perfetto, il momento giusto per pensare al futuro della Maison.

Andrea Pesaola

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Ammettiamolo, il giorno in cui sfila Prada non ce n’è per nessuno. L’attenzione (per lo meno di chi sta scrivendo) è tutta per la passerella di Miuccia. Ad ogni modo, le aspettative non sono state disattese.

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Il grande gioco delle sovrapposizioni inizia con i bermuda che diventano shorts e scompaiono sotto le grandi camicie aperte; le impunture a contrasto si mostrano vive nei blazer e nei pantaloni slim che si portano con i morbidi spolverini e le maglie zippate. Un attitude vagamente sportiva e sicuramente sfrontata in cui la radicalità dell’outfit emerge in tutta la sua portabilità. Una collezione pragmatica, una vera e propria call to action: la moda si fa breve, contemporanea e corre sui tessuti tecnici di questa ennesima collezione manifesto.

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Di tutt’altro avviso Alessandro Dell’Acqua che per la sua collezione N°21 propone uno stile che fa della praticità la sua bandiera, attingendo a piene mani dal mondo dello sportswear. Salopette, tshirt, bomber: i capi sono classici, i volumi stravolti e ridisegnati, oltre che over e stirati.  Capo must la canotta, impreziosita e sdoganata dalla scelta del pizzo, che s’innalza a nuovo portavoce di un’eleganza personale, minimal e mai banale.

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Gira intorno all’essenziale e come sempre ne propone ogni sfaccettatura Italo Zucchelli per Calvin Klein Collection. Per la prossima primavera/estate punta tutto su una palette neutra, spezzata solo da qualche sprazzo di colore sulle tshirt manica lunga impalpabili; una passerella che ripropone i capi iconici del brand in denim o in jersey, accostandoli al neoprene e al popeline. Il fit attillato di giacche e pantaloni stride volutamente con i volumi ampi dei parka. Anche per Calvin Klein Collection non si può non affrontare l’estate senza uno zaino in pelle: vero must delle passerelle.

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Chiude i primi due giorni di Milano Moda Uomo Vivienne Westwood: non si può scrivere nulla di diverso rispetto ai fiumi d’inchiostro versati negli anni. Anticonformista, eccesiva, eclettica, sopra le righe: ogni perifrasi sarebbe azzeccata anche stavolta e anche per l’ennesima collezione, questa, che spoglia il maschio e machizza il suo corpo seminudo. Le influenze vagamente etno e i chiari rimandi agli anni Ottanta raccontano la storia di questo brand made in England. Ma siamo sicuri che basti?

Andrea Pesaola

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Come sarà l’uomo della prossima primavera/estate? Una domanda piuttosto scomoda che ogni anni a giugno ci poniamo con una certa insistenza.  La curiosità ci attanaglia e allora sbirciamo le passerelle per sedare quest’ansia da defilé.

Non solo Milano, comunque: Moschino porta il suo uomo – un novello Re Sole in salsa Harley Davidson –  a Firenze durante Pitti Uomo, tra ispirazioni seventies e vagamente rock: un mix and match assolutamente kitsch come solo Jeremy Scott riesce a proporre, senza troppa attenzione agli accostamenti. Così, tra una rouche e un maxi pois, un pizzo e un torero in frack, riusciamo a portare a casa anche questo show.

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Sul versante Milano, invece, la proposta è quanto mai variegata ed eterogenea.

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Da Zegna Stefano Pilati porta in passerella una virilità romantica, fatta di colori rigidi e arroccata su una silhouette rigorosa nelle lavorazioni ma rilassata nelle forme. È così che le giacche avvitate scendono sui volumi  morbidi dei pantaloni ampi e la delicatezza della seta sposa, in un armonioso contrasto del tutto riuscito, la spavalderia della pelle. Anche gli accessori strizzano l’occhio al più classico dei guardaroba, completandosi con boots e slippers con le frange che raccontano un uomo che smette di prendersi troppo sul serio.

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L’eleganza altera di Emporio Armani, invece, non tradisce il DNA del brand e porta in passerella una più che riuscita rivisitazione del classico suit. Le camicie con il collo alla coreana vengono indossate sotto giacche insellate, la cui sartorialità incontra le pence applicate agli ampi pantaloni del più classico dei completi. I tessuti sono preziosi e in perfetta sintonia (la georgette dialoga in maniera eccellente con il nylon) e gli accessori spaziano dalle sneakers ai maxi zaini in pelle.

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Di tutt’altro avviso Jil Sander che porta in passerella il suo minimalismo, arricchito stagione dopo stagione di nuovi spunti. La tela spalmata dei parka gioca con il denim patch ma non  interrompe la silhouette compatta e silenziosa dei capi. La palette rafforza ancor di più questa tesi e non si spinge oltre il nero, il grigio e il verde militare. Comun denominatore con gli altri brand, le sneakers preziose e gli zaini comodi.

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Quando da Marni la sartoria incontra lo sportswear, il risultato non è mai scontato.  Una silhouette precisa e dritta che si spira ai primi anni Settanta nei lunghi colli che spuntano dalle giacche e nei bermuda ampi e delicati. Gli spolverini leggeri poggiano sopra i completi eclettici con i dettagli a contrasto. Meno ironici gli accessori che riportano a terra la collezione: porta documenti e sneakers in pelle interrompono il ritmo della passerella. Ma il bello di Marni è anche (e soprattutto) questo.

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Come nella più classica delle tradizioni, Versace propone un uomo tutto suo, sempre coerente con l’immagine (diciamolo pure: un po’ calcata) della griffe. Un gioco di sovrapposizioni  enfatizzate dai volumi ampi e rilassati; lo streetstyle fa capolino dalle bandane e dalle pesanti collane in metallo appese al collo. Il dualismo over/slim  è il fulcro della collezione e si palesa nelle giacche in pelle striminzite e nelle camicie lunghe ben oltre il ginocchio.

Andrea Pesaola

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Meno soldi, nuove location, ma stessa passione di sempre. AltaRoma non arresta la sua mission e continua a promuovere la creatività emergente. Nonostante le difficoltà, il calendario si profila fitto di appuntamenti, soprattutto a sostegno dei giovani. Dal 30 gennaio al 2 febbraio la settimana dell’alta moda romana andrà in scena al museo Maxxi e in una tensostruttura allestita davanti all’Auditorium Parco della Musica. Non più, dunque, nel consueto complesso di Santo Spirito in Sassia.

Cinque saranno quest’anno gli stilisti provenienti dal progetto di scouting ideato da AltaRoma in collaborazione con Vogue Italia, Who Is On Next?, pronti a scendere sulla passerella del Maxxi con le loro collezioni Autunno Inverno 2015-16. Sì partirà sabato 31 con le sfilate di Piccione.Piccione e Daizy Shely, vincitori dell’ultima edizione del concorso, per poi proseguire, domenica 1, con quelle di Project 149, finalista della X edizione, e di Quattromani, menzione speciale della IX edizione. Infine, lunedì 2, sarà Greta Boldini, finalista dell’edizione 2013, a chiudere la cinquina.

I giovani stilisti scenderanno in pista anche grazie ad una nuova collaborazione con Coin Excelsior. Venerdì alle ore 18,30, infatti, ci sarà l’opening cocktail e dj-set di una mostra di “New Designers”. Le creazioni di Benedetta Bruzziches, Charline De Luca, Daizy Shely, Eau d’Italie, Paula Cademartori e Piccione.Piccione resteranno on view nel department store del lusso fino al 16 febbraio.

Sempre venerdì 30, alle ore 17, ci sarà l’inaugurazione della VII edizione di Room Service, il progetto di Simonetta Gianfelici che torna puntuale per trasformare le camere del Marriott Grand Hotel Flora di via Veneto in una vetrina per gli stilisti emergenti. Le collezioni Autunno Inverno 2015-16 dei 15 giovani partecipanti saranno in esposizione anche sabato 31 e domenica 1 febbraio dalle ore 11 alle 19 con ingresso libero.

Torna anche A.I. Artisanal Intelligence, a cura di Clara Tosi Pamphili e Alessio de Navasques, con In-existent, un percorso artistico su luoghi surreali classicamente antichi e contemporanei tra Piazza del Popolo e il MAXXI. Protagonisti i giovani designer, gli artigiani, le sartorie storiche e di costume. L’inaugurazione sarà sabato 31, ma la mostra resterà aperta anche domenica 1 dalle 17 alle 21 con ingresso libero.

Domenica 1 febbraio, poi, alle ore 22, l’attrice, modella e designer Catrinel Marlon presenterà gli accessori del suo brand Catherinelle in un’installazione al Maxxi.

E sempre al Maxxi, lunedì 2 febbraio, alle ore 17, Fabio Quaranta porterà in scena una performance liberamente ispirata alla fiaba Sole, Luna e Talia del Pentamerone di Giambattista Basile. Alle 19 di lunedì, infine, chiuderà la kermesse la mostra “Un secolo di forme-il cappello made in Italy” di Patrizia Fabri per Antica Manifattura Cappelli.

Grande spazio, inoltre, come sempre, sarà dedicato alle scuole di moda. Tra sfilate e performance scenderanno in campo lo IED di Roma, l’Accademia Costume e Moda, l’Accademia Nazionale dei Sartori e l’Accademia delle Belle Arti di Frosinone.

Non mancheranno, naturalmente, le sfilate dedicate all’haute couture, tra conferme, rientri ed assenze. Ci saranno sicuramente Renato Balestra e Raffaella Curiel, che sfileranno il 1 febbraio nel nuovo spazio davanti all’Auditorium, e Gattinoni che terrà una performance il 31 in una location ancora da comunicare. Non ci sarà, invece, Sarli Couture. Sfileranno, infine, con le loro collezioni Spring Summer 2015, Ettore Bilotta, Antonella Rossi, Camillo Bona, Antonio Grimaldi, Sabrina Persechino, Nino Lettieri, Gianni Molaro, Rani Zakhem, Giada Curti e Luigi Borbone.

Mara Franzese
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Le ultime due giornate di sfilate meneghine possono riassumersi sotto una sola parola: Gucci. Una collezione preparata in sette giorni, dopo l’addio anticipato di Frida Giannini, dal suo braccio destro Alessandro Michele. Un uomo nuovo, decisamente lontano dalla silhouette Gucci a cui siamo abituati: un look romantico, vagamente 70’s, che attinge dal guardaroba femminile in fatto di lunghezze e materiali. Il pizzo delle t-shirt spunta dai pull corti, i pantaloni palazzo si fanno morbidi e i capispalla si accendono di colori decisi e forti. Il floral delle camicie incontra, inaspettatamente, i motivi rigorosi degli abiti asciutti. Un’anticipazione del Gucci che sarà? Probabile.

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Un uomo boho-chic che non perde di vista le peculiarità che da sempre ne delineano lo stile, è quello sceso in passerella da Fendi: il velluto incontra la pelle, materiale da sempre caro a Silvia Venturini Fendi. I capispalla sono preziosi: il montone si alterna alla pelle dei trench stretti in vita, sapientemente posti sui morbidi maglioni effetto dégradé. Gli accessori attingono dall’universo street e spaziano dai comodi zaini alle capienti borse weekend.

canali1 Decisamente più formale e rigorosa è la proposta di Andrea Pompilio per Canali. Il doppiopetto dei cappotti la fa da padrone, insieme alle righe e alle stampe grafiche. Non c’è spazio per il casual, tutto è un crescendo di eleganza silenziosa: gli smoking dal taglio classico con dettagli in raso ne sono la testimonianza.

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Chiude la nostra carrellata milanese MSGM. Giorgetti propone il più classico dei guardaroba maschili. Tutti i capi essenziali sono presenti: cappotti, giacche denim, cinquetasche, comode felpe e camicie. La silhouette è quella cara al marchio, aderente e ben strutturata. Più che su lunghezze e volumi, la collezione si sviluppa attorno a pattern e stampe: animalier e vaghe eco spaziali sono il punto di forza dei dettagli che fanno la differenza.

Andrea Pesaola

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Piccioli e Chiuri hanno fatto le cose in grande. Uno spazio esclusivo in Fifth Avenue a Manhattan e una capsule collection dal cuore rosso per celebrare lo sbarco in America e, come se non bastasse, giocando d’anticipo, la presentazione della collezione total white haute couture con largo anticipo rispetto ai calendari ufficiali. Da Parigi a New York, percorrendo il solco di una delle maison più longeve e ammirate del panorama moda.

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Internazionalizzazione delle proposte con designer provenienti da diverse nazioni, ma anche rispetto delle proprie tradizioni e valorizzazione dei talenti della propria terra, tutto questo è la Riga Fashion Week, andata in scena nella capitale della Lettonia dal 28 ottobre al 1 novembre. E per la sua ventunesima edizione, la fashion week lettone ha voluto dare una nuova impronta, giovane e fresca.

Guest designer di questa settimana dedicata alla moda, l’italiano Marco Grisolia, scelto anche grazie al supporto del gruppo di Design42day, per il suo costante e sempre attento lavoro di ricerca e sperimentazione. La collezione primavera estate presentata a Riga, in un dialogo costante tra arte e moda, si ispira alle visioni oniriche dell’artista moldavo Alexander Tinei e agli scenari del Magreb. Approccio concettuale, suggestioni artistiche, nuovi codici estetici e citazioni iconografiche si mixano in un sincretismo di culture.

E sempre dall’Italia arriva in Lettonia per presentare la propria collezione, il brand ASG di Antonio Salemi e Pierfilippo Cipollini. Il duo creativo ha portato in passerella una donna strong e sicura di sé che indossa colori astrattamente dark e tessuti tecnici ultra brillanti.

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A giocare in casa, invece, la stilista lettone, Anna Ledskalnina che per la P/E 2015 del suo brand, Anna Led, ha presentato capi dall’allure contemporaneo fatti di materiali naturali e dettagli high tech. Istallazioni artistiche e short movie sperimentali frutto di un progetto artistico più ampio per la lettone Keta Gutmane. La stilista con la sua spring summer ci racconta un’estetica orientale capace di dialogare con l’avanguardia urbana. Ispirazione neo-orientale anche per Nòlò, il brand disegnato da Viktorija Joniene, tra richiami alla tradizione balcanica e codici estetici dal sapore urban chic, rintracciabili nei capispalla e nei dettagli a contrasto in mongolia. Loverain, la label della lituana Nadia Kirpa, porta in passerella capispalla e abiti da sera impermeabili per affrontare i temporali estivi.

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Classicismo sartoriale e chic per Pohjanheimo, tra i più attesi della fashion week. Pulita e sensibile, la sua primavera estate è priva di orpelli. E minimale è anche l’estetica portata in passerella dalla lettone Alona Bauska con il giovane brand QooQoo. Grafiche ironiche e design pop disegnano crop top e short per teenager pronte a divertirsi ai party estivi più cool. Tessuti demicouture su abiti da sera classicheggianti e femminili per Red Salt, infine, e look da giorno e estetica folk per la collezione di Victoria Gres, tra maxidress a balze e minidress geometrici.

Mara Franzese
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Apre il quinto giorno di sfilate Junya Watanabe. Le bambole viventi del protetto di madame Comme des Garçons si vestono di PVC e tulle e indossano parrucche di gomma. A metà tra una passerella e una performance, il giapponese racconta la sua visione di modernità, quasi come si usava fare a inizio del secolo scorso. Donne pop che attraversano epoche differenti, inclusa una citazione doverosa alla collezione Fall 2012 di Kawakubo, calcano la passerella raccontando uno street style d’alta sartoria, che attinge a piene mani dalla club culture dei primi anni Novanta. Bambole sì, ma pensanti.

Comme des Garcons, Ready to Wear Spring Summer 2015 Collection in Paris

Comme des Garçons continua la sua odissea. A cento anni dalla Grande Guerra, Kawakubo riprende le fila del discorso iniziato la scorsa stagione. Un continuo spostarsi dal 2014 al 1914, uno sguardo al passato per capire il presente: rosso sangue, rose rosse, brandelli di vestiti come brandelli di carne, caos ordinato. Un disordine che racconta, spiega la visione del mondo della designer e non ha bisogno di essere ammirato, ma solo compreso. Non c’è intento politico nel lavoro di Kawakubo, solo l’idea che la moda, oltre il trend, vive della Storia.

Jean Paul Gaultier, Ready to Wear Spring Summer 2015 Collection in Paris

L’ultima collezione di Pret-à-Porter firmata Jean Paul Gaultier chiude un’era. E proprio in un clima nostalgico, alla presenza di 1500 spettatori, il couturier francese racconta la sua epoca: ad ogni invitato è stato servito del pop corn e dello champagne, come al cinema, per gustarsi lo spettacolo. Divisa in più parti, la passerella vede il rapido susseguirsi dei lavori più rappresentativi del designer: dai bustini con le coppe a cono agli iconici corsetti, si quadra il cerchio e si fa il punto sull’eredità di uno degli stilisti più rappresentativi della sua generazione.

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Torna a stupire, invece, Phoebe Philo da Céline. Con Kate Bush in sottofondo, inizia a sfilare una collezione che è un riassunto di più mood: un fluire rapido di idee ed emozioni, capi semplici e dal design essenziale, come solo Philo ha saputo creare in questi anni. Forme pratiche, volumi poco ingombranti, lunghezze misurate. Le calzature sono flat e funzionali. Le inedite stampe floral rompono la secca monocromia a cui eravamo abituati, facendoci assaporare un gusto vagamente borghese e inedito. Rischioso? Forse. Ma di sicuro audace.

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A conclusione della sesta giornata di passerelle, Riccardo Tisci per Givenchy racconta la storia di donne guerriere. Senza essere banali, una Giovanna D’Arco della moda, consapevole della sua estrema sensualità e aggressiva quanto basta nei suo mini abiti in pelle. Il designer italiano, però, non ci ha abituati solo a storie suggestive e location inusuali, ma ha anche allenato i nostri occhi a riconoscere la fattura dei suoi capi, che difficilmente possono essere assimilati a quelli del ready to wear. Una demi-couture che si sporca di street, decorata in filigrana e agghindata con enormi medaglioni color oro. Poche le variazioni sul tema, piuttosto coerenti tra loro forme e volumi. Una battaglia estenuante, ma dal glamour estremo.

di Andrea Pesaola
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Continua la settimana della moda parigina, e subito Carven ci immerge in un’atmosfera sixties. Forme e volumi compongono un color block veloce e intenso: giallo, nero e bianco. I materiali sono preziosi, dalla pelle al pitone e servono a confezionare abiti e capispalla essenziali, sapientemente abbinati a scarpe basse, che ribadiscono quella femminilità di cui questa passerella è il trionfo.

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Anche la città di Benevento sostiene i giovani e premia il talento. Sabato 19 luglio, infatti, nella cornice di Piazza Castello, nel cuore del centro storico, è andata in scena “Benevento in Moda”, la sfilata sotto le stelle che ha visto la presenza di numerosi designer emergenti. Un evento ideato e promossa dal fotografo sannita Giovanni Di Dio, in collaborazione con l’agenzia di moda Startime Models Agency. A presentare l’ex Miss Italia Denny Mendez, accompagnata dal poliedrico show man Enzo Costanza. Sul catwalk lo stilista Nino Lettieri, special guest della serata, che ha presentato la sua haute couture  primavera estate 2014.

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La stagionalità oramai appartiene sempre meno al mondo della moda, con un vocabolario che si fa sempre più fitto, tra Cruise Collections, Pre-Collections e quant’altro. Il punto fermo del carrozzone è sempre stato l’appuntamento con l’Alta Moda, un po’ per noia, un po’ per snoberia. Sono ben lontani i tempi della moda da mille e una notte e la fruizione delle informazioni viaggia velocissima in internet. keep reading

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Scrivere della settimana della moda di Milano non è mai facile, tanto più quando si tratta di una review che abbraccia tutte le passerelle di questa delirante quattro giorni. (Ma non era una settimana? Ecco, appunto: era.)

Come si fa? Per scrivere di moda con cognizione e puntualità probabilmente non basterebbe nemmeno toccarli i capi, figuriamoci scrutarli da dietro un paio di lenti scure in prima fila con aria vagamente annoiata e men che meno visionarli dal freddo schermo di un computer. Quel che è  certo, però, è che Milano Moda Uomo è molto omogenea in fatto di tendenze e stili: insomma, direte voi, visto uno-visti tutti? Non proprio, c’è qualche piacevole eccezione. A cominciare da Dolce&Gabbana, che finalmente lascia la Sicilia per spostarsi un tantinello più a sud: la Spagna, infatti, dà i natali al ragazzotto glamour della maison, stretto in boleri di broccato rosso fuoco abbinati ai tanto cari pantaloni tre quarti, ormai firma della griffe.

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Il quid che accomuna tutti i brand, però, è il design pulito e minimale, fatto di linee essenziali e volumi ampi. Una tendenza, quella del rigore e del recidere il superfluo, che già da qualche anno era nell’aria, ma che alcuni continuano a rifuggire (si veda alla voce Versace, i cui sottogiacca color nude fasciano ancora i bei pettorali dei Big Jim che si susseguono velocemente sul catwalk, o alla voce Dsquared2, dove il pop in technicolor di shorts e camicie cucite sulla pelle la fanno ancora da padrone). E chi se non Jil Sander interpreta al meglio la filosofia del less is more? In attesa del debutto di Rodolfo Paglialunga alla direzione creativa il prossimo settembre, scrutiamo quest’uomo rigoroso e luminescente, il cui riverbero pastello ci riempie gli occhi di giallo, rosa, turchese e bianco e la cui pulizia formale non annoia. Spezza la monocromia il blu e qualche stampa di pantaloni e capospalla. Cotanta leggerezza è interrotta dal platform delle sneakers e dai carri armati dei sandali (onnipresenti trasversalmente in tutte le griffe), alti e massicci, a riaffermare una mascolinità vagamente nineties.

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Una collezione, questa, che va a braccetto con quella di Calvin Klein Collection: Italo Zucchelli traccia l’identikit di un uomo giovane e fragile, vestito di nude e ricoperto di pullover in pvc. Un inno alla naturalezza, al design senza orpelli. Alla complessa semplicità di un design contemporaneo che non insegue la tendenza, ma la ingloba.

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Sul fronte big giants, invece, tutto regolare. Se da una parte Frida Giannini fa sfilare un marinaio dall’allure rock, dall’altra Miuccia Prada porta in passerella la disciplina della sartoria, impressa sulle cuciture a vista dei pantaloni in denim e sulle tasche a contrasto delle giacche corte e dal taglio deciso. Si alternano in passerella anche le proposte della pre-collezione donna: un match ad incastro, un his and hers che si combina perfettamente. Un rigore morbido, come quello evocato da Stefano Pilati per Ermenegildo Zegna: se in casa Prada è la simmetria a farla da padrone, qui le spalle dei bomber vagamente retrò e dei lunghi trench richiamano l’ampiezza delle curve e tracciano una silhouette impeccabile.

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Chiude il cerchio la rassicurante monotonia di Giorgio Armani: dove non si osa, si sta al sicuro. Dove c’è l’esperienza, c’è un  uomo che fa dell’eleganza il suo biglietto da visita.

Tra le proposte più modaiole in senso stretto, le palm prints firmate MSGM potrebbero prendere il posto dell’anarchia alla moda di Moschino, che ha traslocato il suo uomo in quel di Londra. Al di là della noia delle palme e delle maxi stampe grafiche a contrasto, potrebbe essere questo il futuro di Milano: un ritorno alla festa che era, alle proposte giovani. Che non sempre coincidono con la ricercatezza di un design sconvolgente.

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E sempre a proposito di giovani (o meglio, di proposte per i) vale la pena spezzare una lancia in favore dell’uomo No.21: Dell’Acqua riesce anche questa volta a costruire un’identità di brand definita, riconoscibile nel retrogusto teen che l’accompagna e nel gioco di lunghezze dei maglioncini e dei capospalla. Le felpe, firma del designer, sono la piacevole costante di un marchio che accomuna la qualità alla tendenza.

Gli antichi fasti della Milano che fu sono stati repentinamente messi da parte. Come un rasoio di Occam che suggerisce l’inutilità di formulare più ipotesi del necessario, questa fashion week ha dimostrato che si può parlare di moda raccontando qualcosa e non appigliandosi necessariamente al superfluo e all’inutilità della tendenza di stagione.

Andrea Pesaola

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A Londra siamo abituati a vedere di tutto, si sa. La capitale inglese è per antonomasia terreno fertile di sperimentazioni e in un certo senso, anticipando Milano e Parigi, getta il seme per la tendenza che verrà. Probabilmente è a questo che deve essersi appigliato Jeremy Scott, quando ha deciso di far debuttare la prima collezione uomo di Moschino sotto la sua direzione creativa. Una scelta coerente con la filosofia del brand, dicono dall’azienda.

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Ma se negli anni persino un mostro sacro della Londra che fu come Vivienne Westwood ha perso in appeal e originalità, può Jeremy Scott far tremare ancora le passerelle? Quel che è certo è che il designer americano ha continuato l’opera iniziata lo scorso febbraio a Milano, proponendo gli stessi schemi stilistici e alternando in passerella look maschili ad anticipazioni dalla pre-collezione femminile.

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Un uomo in technicolor, addobbato a dovere, che calza loafer color giallo canarino con stampato uno smile. Ragazzotti muscolosi dall’allure vagamente anni Novanta incedono sul catwalk nel loro completo giacca-pantalone rivisitato in chiave pop, da dove sbuca ammiccante il logo di Coca-Cola. Il bomber, ormai da qualche stagione una tendenza prepotente e onnipresente, è oscurato dall’enorme logo che sopra vi campeggia, come un insegna luminosa. Interessante la rivisitazione del classico tuxedo, dissacrato e sporcato di giallo acceso. Niente più: Scott non osa con le lunghezze, né stravolge particolarmente le forme, ma gioca coi colori, le stampe, le trasparenze, a volte calcando forse un po’ troppo la mano.

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Non c’è che dire, l’impatto a livello visivo è notevole. Ma a sfilare non è una delle più innovative e avanguardistiche case di moda degli anni Ottanta, ma piuttosto una label qualsiasi del fast fashion che sembra aver occhi solo per il pubblico di adolescenti adoranti che desidereranno a più non posso un pezzo di quella iconica collezione. Cosa resta di Moschino? L’irriverenza e l’anarchia? La voglia di stupire? No. Solo una scritta gigante, appiccicata un po’ ovunque.

Andrea Pesaola

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Sale in passerella nella settima intensa giornata di fashion week a Parigi Stella McCartney e lancia l’appello do-it-yourself, vestiti per stare bene con te stessa. Così l’autunno inverno 2014 2015 parte dai concetti di utilità e funzionalità con il risultato di una comoda eleganza da indossare nella quotidianità. Ironica e divertente la passerella si anima con le modelle, capeggiate dalla top Cara Delavigne, che ridono e si divertono interpretando al meglio lo spirito della collezione dominata dall’utilizzo della zip che, pratica e al contempo decorativa, viene usata per creare stelle, fiori e decorazioni astratte. Il tailleur pantalone strizza l’occhio al guardaroba maschile, anche i cappotti sembrano rubati a lui. Il parka e il bomber sono oversize, fedeli a quell’inno di comfy cui si rifà l’intera collezione.

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Sfila nella sesta giornata di fashion week parigina Kenzo con un set ideato da David Lynch che mixa anche il soundtrack della sfilata. Per la terza stagione quindi Humberto Leon e Carol Lim continuano la loro collaborazione con il regista e riprendono nella collezione autunno inverno 2014 2015 elementi visivi del suo immaginario dando libere interpretazioni ai personaggi surreali e inquietanti che popolano i suoi celebri film trasformandoli in stampe e ricami. E se i colori acidi e sintetici rimandano alla luce di certe indimenticabili inquadrature, la collezione resta saldamente ancorata a un look iper-moderno, ispirato allo sportswear rivisto e rielaborato. I volumi sono amplificati, diventando ora sottili e affusolati, ora generosi e arrotondati. Le giacche sono corte e oversize, i cappotti lunghi hanno un effetto ipnotico e si alternano a capispalla geometrici. Le forme sono femminili anche se non mancano elementi ispirati al tailoring maschile.

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A ispirare la nuova collezione di Phoebe Philo per Céline è l’artista e fotografa dada, Hannah Hoch. I look, proprio come le sue opere, sono collage armonici che prendono vita in una danza tra opposti che si attraggono. Dolcezza e severità, sensualità e controllo, si amalgamano in outfit che celebrano e valorizzano tutte le sfumature della femminilità contemporanea. Colli over ed estremità portate all’eccesso allungano la silhouette. I cappotti, stretti in vita, hanno bottoni in madreperla bianchi, e si abbinano a manicotti in pelliccia. I pantaloni sono morbidi e svasati sul fondo. Elegante, sobria e confortevole la collezione esprime un senso di sofisticata modernità.

Chloé autunno inverno  Paris Fashion Week

Da Chloé, invece, Clare Waight Keller presenta una collezione energica e ricca di magnetismo. Ad ispirare le creazioni per il prossimo autunno inverno sono ragazze contemporanee, spensierate e sensuali che scoprono le gambe con gonne a portafogli dalle proporzioni mini, abiti svolazzanti e pantaloncini tanto corti da sembrare coulotte. Ma non mancano vestiti a colonna che scivolano al ginocchio e cappotti cocoon. La palette cromatica è polverosa e romantica.

Givenchy fw  2014 15

Anche la collezione firmata Riccardo Tisci per Givenchy si ricollega al cinema come quella di Kenzo. È la Belle de jour di Luis Buñuel a ispirare l’autunno inverno 2014 2015 della maison francese che si declina in capi costruiti pronti ad infrangere le logiche del perbenismo. E’ un’eleganza tutta francese per una donna femminile e consapevole, dalla forte sensualità, che rilegge il bon ton e lo rende attuale. Tra camicie trasparenti e pellicce lussuose, gonne a pieghe da indossare con calze velate e tacchi alti emerge una collezione di un’eleganza selvaggia che si arricchisce di bande geometriche colorate d’ispirazione Bauhaus che ne amplificano l’aspetto avant-garde.

Mara Franzese

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